Medici cubani in soccorso dell’Italia spinti dal loro principio internazionalista: ‘La patria è l’intera umanità’

"Non possiamo più ignorare che, mentre gli alleati considerati 'tradizionali', chiudano le proprie frontiere all’Italia, ci richiamino ai vincoli di bilancio, o ci inviino militari per le loro manovre di guerra, la piccola isola di Cuba offra sostegno al nostro Paese, a titolo gratuito"

Più informazioni su

È notizia di questi giorni l’arrivo in Italia di una delegazione di medici cubani che presteranno servizio all’ospedale da campo di Crema, Lombardia, per aiutare i colleghi italiani nell’emergenza CoviD-19. Si tratta della prima volta nella storia di Cuba in cui una delegazione di medici viene inviata a prestare soccorso in un paese occidentale. Così a chiarirci perché questa delegazione di medici cubani abbia deciso di intervenire in Italia è stata la Giuliana Liverani, segretaria del Circolo Ravennate “Vilma Espin” dell’Associazione di Amicizia Italia Cuba.

Chi ha chiesto aiuto a Cuba?

“Il tutto nasce dall’iniziativa di due associazioni: l’Associazione Nazionale di Amicizia Italia Cuba ed una associazione di cubani residenti in Italia che hanno inviato una richiesta alle autorità competenti per prendere in considerazione la possibilità di richiedere l’intervento di medici cubani. L’ambasciata di Cuba in Italia ha, poi, ricevuto una formale richiesta da parte delle autorità della regione Lombardia. La richiesta è stata valutata dal governo cubano, al corrente di quello che stavo succedendo in Italia, e, vista la situazione di criticità, ha risposto con sollecitudine inviando una brigata di medici e infermieri con competenze specifiche in questa tipologia di emergenze.”

Chi sono questi medici?

“Tutto il personale medico inviato in Italia fa parte della brigata Henry Reeve, che prende il nome da un cittadino newyorkese che difese l’indipendenza di Cuba. La definizione formale della brigata è Contingente Internacional de Médicos Especializados en Situaciones de Desastres y Graves Epidemias ed è guidata dal Dottor Carlos Ricardo Pérez Diaz. La peculiarità di questa brigata è, dunque, quella di intervenire in situazioni di calamità e di emergenze epidemiologiche particolarmente gravi, portando cure mediche laddove – visti i rischi da correre – sarebbe preferibile non andare. I “galloni” la Brigada Henry Reeve se li è conquistati sul campo, anzi sui diversi campi, in Africa ed in America Latina: da Haiti alla Sierra Leone, dall’Angola al Cile, dal Pakistan al Guatemala. La missione internazionale più importante e complessa è stata sicuramente quella in Africa Occidentale contro l’epidemia di ebola. Questo piccolo esercito in camice bianco è armato di un grande know-how, di fonendoscopi e vetrini, di passione e consapevolezza. Sono 35 medici, di cui 23 specialisti in medicina generale, 3 pneumologi, 3 intensivisti, 3 specialisti in malattie infettive, 3 specialisti di emergenza, e 15 infermieri, di cui 7 specializzati in terapia intensiva e 8 specializzati negli interventi di contrasto alle pandemie.”

Che cosa spinge Cuba a mettere in pericolo i suoi medici in zone colpite da calamità e pandemie?

“La politica estera della Rivoluzione Cubana è stata sempre caratterizzata dal principio internazionalista e solidale. ‘La patria è l’intera umanità’ asseriva José Marti, eroe nazionale di Cuba, considerato il Padre della Patria. L’internazionalismo, iniziato in Algeria nel 1963, è principio sancito dalla Costituzione Cubana, quindi questo è il concetto di patria che ha la popolazione cubana. Cuba ha un numero di medici sparsi per il mondo superiore a quelli dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) che operano nelle zone più remote e disastrate del mondo in totale gratuità. Nonostante le limitate risorse economiche del paese, il governo cubano non ha mai sospeso gli aiuti internazionalisti. Insieme all’internazionalismo, Fidel Castro ha fatto dell’eccellenza in sanità uno dei capisaldi del socialismo cubano: è per questo che un’isola piccola e ‘bloccata’ ha spiegato le ali della sua sapienza ed è diventata potenza scientifica di livello mondiale al servizio di chi ne ha bisogno.”

Cosa significa ‘bloccata’?

“Cuba subisce da circa 60 anni un embargo economico, finanziario, commerciale e culturale (a Cuba chiamato Bloqueo) fortemente voluto dagli USA e ripetutamente condannato dagli organismi ONU. L’embargo nei confronti dell’isola caraibica, di recente inasprito dall’amministrazione Trump, è una violazione assoluta e sistematica dei diritti umani del popolo cubano. Una delle conseguenze, a livello economico, del Bloqueo è che a Cuba non possono entrare merci (compresi i farmaci come la banale aspirina) commercializzate da industrie o multinazionali che abbiano interessi economici negli Stati Uniti. Ciò ha costretto lo Stato cubano a sviluppare una forte industria farmaceutica interna, grazie alla quale si sono messi a punto farmaci, come l’interferone cubano alfa 2B (IFRrec), il cui uso – insieme all’impiego di altri medicinali – si è rivelato utile nell’affrontare l’epidemia del nuovo Coronavirus Covid-19 in Cina del gennaio scorso. La Presidente dell’Associazione Nazionale di Amicizia Italia Cuba Irma Dioli ha scritto in riferimento a questo farmaco al Ministro Italiano della Salute Roberto Speranza nella lettera in cui si richiedeva di valutare l’intervento della brigata cubana in Italia. Nonostante le pesanti restrizioni economiche imposte dagli Stati Uniti, che secondo stime cubane sarebbero costate all’isola caraibica oltre $ 750 miliardi, Cuba continua ad investire in sanità e in istruzione, raggiungendo livelli di qualità straordinaria nella bio-ingegneria medica, nella medicina e chirurgia e nel trattamento dei peggiori flagelli virali come nelle malattie neurodegenerative.”

In che modo l’Associazione Nazionale di Amicizia Italia Cuba sostiene l’operato di Cuba? 

“L’Associazione Nazionale di Amicizia Italia Cuba, nata dopo l’aggressione americana della Baia dei Porci, nasce come associazione di solidarietà al popolo cubano e alla sua Rivoluzione, si colloca nel vasto mondo progressista ed antifascista del nostro Paese, lavora nel rispetto della Costituzione italiana ed è composta da volontari che credono nei principi della solidarietà tra i popoli. Come circolo ravennate siamo presenti sul territorio provinciale da circa 20 anni. Oltre a far conoscere la realtà cubana, a costruire momenti di interscambio culturale ed artistico tra le giovani generazioni dei due paesi, ci occupiamo di solidarietà materiale. Con gli altri circoli dell’Emilia Romagna, della Repubblica di San Marino ed il circolo di Senigallia-Ancona nelle Marche, inviamo ogni anno (dal 2001) a Cuba un container colmo di materiale in prevalenza informatico. I nostri computer, le postazioni internet, e altro materiale informatico, arrivano alle sedi ICAP (Istituto cubano di amicizia tra i Popoli) e all’ACRC (Associazione Combattenti rivoluzione Cubana) per essere poi installati nelle strutture identificate dagli enti governativi cubani come prioritarie. Grazie alla nostra attività sull’isola, rivolta principalmente alle Province di Sancti Ispiritus e Camaguey, siamo riusciti ad informatizzare strutture ospedaliere, Bancos de Sangre (in pratica le nostre sedi AVIS), uffici pubblici, università, municipi, ecc. Il nostro cooperante in loco, il ferroviere faentino in pensione Rodolfo Dal Pane, lavora dal 2001 a stretto contatto con le autorità governative per la realizzazione dei progetti e garantendo, con la sua presenza sul posto, che tutto il materiale donato venga effettivamente utilizzato per lo scopo al quale è destinato.”

Cosa ci sta insegnando questa emergenza Covid-19?

“Credo che questa situazione di emergenza assoluta ci stia costringendo a rileggere il mondo con occhi nuovi. Non si può più ignorare che, mentre gli alleati, considerati ‘tradizionali’, chiudano le proprie frontiere all’Italia, proibiscano la circolazione dei nostri prodotti, ci richiamino ai vincoli di bilancio, o ci inviino militari per le loro manovre di guerra, la piccola isola di Cuba offra sostegno al nostro Paese, a titolo gratuito, e nel momento più buio della sua Storia. Come dichiarato dal capo brigata, dott. Carlos Ricardo Pérez Diaz, in un’intervista rilasciata a Beppe Severgnini all’arrivo della delegazione a Crema: ‘Non abbiamo discusso alcun tipo di pagamento. Noi siamo qua per collaborare, il governo italiano ci ha assicurato vitto e alloggio. (…) Resteremo finché avrete bisogno di noi. Siamo qui per condividere ciò che abbiamo. Ognuno offre quello che ha dentro’. Ecco, il mio augurio è che, una volta passata questa terribile pandemia, il governo ed il popolo italiano non dimentichino questa dimostrazione di umanità e di vicinanza da parte di Cuba, perché i veri amici si vedono nel momento del bisogno ed il loro operato si giudica in base ai fatti”.

 

 

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di RiminiNotizie, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.