Si fa presto a dire mascherina: ecco alcune cose utili da sapere in questi giorni

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Questa mattina, 6 aprile, ne abbiamo acquistata una confezione da 10. Costo: 12 Euro. Sono quelle chirurgiche che assicurano una discreta protezione, ma lontana da quella assicurata in teoria dalle mascherine FFP2 o FFP3 (che infatti costano molto di più e servono soprattutto in ambito sanitario). Adesso le normali mascherine chirurgiche cominciano a trovarsi quasi ovunque e frequentemente, dopo giorni e giorni di penuria, in cui erano letteralmente introvabili. E non solo nella farmacie. Mentre s’era scatenato naturalmente il mercato nero con speculazioni scandalose.

Ma che succederà se diventeranno obbligatorie per uscire di casa, come qualcuno vorrebbe e come alcune Regioni – la Lombardia e la Toscana, per esempio – hanno già deciso di imporre con apposite Ordinanze? Ne servirebbero forse 20 o 30 milioni di pezzi quotidiani, almeno uno per tutti gli italiani che ogni giorno escono di casa (oggi di meno, ma domani quando riaprono fabbriche e uffici?). Come si fa a produrne e distribuirne una quantità simile? Ma poi, in fin dei conti, servono davvero ovunque e, quindi, in dose così massiccia?

Gli scienziati non sono tutti d’accordo sulla loro utilità. In genere sono d’accordo sul fatto che le mascherine chirurgiche non fanno male e che a qualcosa servono. Ma sulla loro efficacia protettiva, ecco su questo i pareri sono discordanti. Al punto che qualcuno le vuole rendere obbligatorie sia in Italia che all’estero, altri ritengono invece questa misura non necessaria. Al momento l’Emilia-Romagna, a differenza di Lombardia e Toscana, non ha preso alcun orientamento.

“L’utilizzo delle mascherine chirurgiche – ha detto più volte Walter Ricciardi, consulente del Ministero alla Salute, che abbiamo visto spesso in tv – è finalizzato soprattutto a evitare l’emissione di goccioline di saliva da parte delle persone. Indossare una mascherina al di fuori delle strutture sanitarie offre poca protezione dalle infezioni ma comunque può portare un beneficio. Tra l’altro è ormai chiaro che questi oggetti hanno un ruolo simbolico, sono non solo dispositivi medici ma talismani che possono contribuire ad aumentare il senso percepito di protezione nella popolazione”. Insomma, ai tempi del Coronavirus una persona che indossa la mascherina rassicura di più di una persona che non l’indossa, a prescindere.

Per Silvio Brusaferro, presidente dell’ISS Istituto Superiore di Sanità, anche lui noto ai telespettatori, “nei luoghi chiusi, dove può essere difficile mantenere le distanze sicuramente la mascherina aiuta. Resta comunque la fortissima raccomandazione al distanziamento fisico e al lavaggio delle mani. Per quanto riguarda la protezione delle vie aeree c’è una duplice valenza delle mascherine, sia quando siamo portatori di una patologia e potremmo diffondere intorno a noi le famose goccioline (come potrebbe accadere alle persone positive che non sanno di esserlo), sia quando bisogna proteggersi da altre persone che possono veicolare la malattia. In questo senso nei luoghi confinati la mascherina aiuta a tutelarsi dal contagio”. Ecco, nei luoghi chiusi, la mascherina è senz’altro utile. Anche se non basta.

Ma se si sta all’aria aperta e si mantiene una distanza sufficiente dalle altre persone non c’è bisogno di indossarla, aggiungono gli esperti. Dunque, la domanda è: perché renderla obbligatoria sempre e ovunque per uscire di casa?

In mancanza di mascherine chirurgiche c’è chi usa sciarpe, foulard e altri indumenti per proteggersi. Funzionano? Secondo Paolo D’Ancona dell’ISS questi indumenti “sono come le mascherine non chirurgiche, quelle non certificate usate ad esempio per l’inquinamento, che non hanno certificazione come dispositivo medico. Qualunque tessuto, qualunque forma di schermo che si frappone tra bocca ed esterno è chiaramente meglio di niente”. In poche parole, tutto ciò che riesce a svolgere un’attività di filtro e barriera non fa male. Ma quanto sia efficace la protezione in questo caso resta da vedere.

Le classiche mascherine chirurgiche – quelle che abbiamo acquistato questa mattina – sono dei dispositivi medici che proteggono dal droplet. Sono nate, lo dice il nome, in ambito medico-chirurgico per non far passare l’infezione dal medico al paziente che viene operato. Sono una discreta barriera e filtrano sia in entrata che in uscita. Ma non assicurano una protezione assoluta, al 100%. Soprattutto non proteggono dalle goccioline più piccole chiamate anche aerosol. Quindi negli ambienti chiusi con più persone è molto importante aerare spesso gli stessi ambienti.

Paradossalmente, c’è il rischio che indossando la mascherina chirurgica tutto il tempo uno si senta troppo sicuro e protetto, quando in realtà la protezione è limitata. Senza contare che molte persone la indossano male, senza coprire il naso o il mento, oppure non la fanno aderire al viso perché non la stringono abbastanza, oppure toccano la parte esterna, dove può annidarsi il virus.

Bisogna ricordare poi che questi strumenti perdono il potere filtrante a causa dell’umidità prodotta dal respiro o dello sporco, e quindi andrebbero usati solo per poche ore (quindi se dovessimo usarle obbligatoriamente per uscire di casa e indossarle sempre, ognuno ne dovrebbe usare due o tre al giorno). Se invece si utilizzano per poco tempo, anche solo per fare la spesa, si possono riusare, ma attenti a non ripiegarle male. La parte esterna va ripiegata all’interno per non venire in contatto con le mani o altre cose.

Per proteggersi dalle particelle più piccole o aerosol che cosa bisogna usare? In questo caso entrano in ballo le mascherine FFP2 o FFP3. In caso di aerosol, le prime proteggono almeno dal 92% delle particelle – dicono le indicazioni medico-scientifiche – e le seconde, che aderiscono meglio, proteggono almeno al 98%. Possono essere con o senza filtro. Se hanno il filtro l’operatore respira meglio grazie a una valvola che la espirazione. In quel caso, però, il filtro funziona solo in ingresso ma non in uscita quindi se chi le indossa è malato c’è un rischio che possa contagiare qualcuno. Del resto sono presidi nati per proteggere chi li indossa.

mascherine chirurgiche

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