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Le Rubriche di RiminiNotizie - Romagna Mondo

ROMAGNA E ROMAGNOLI NEL MONDO / 22 / Il genio degli Antonelli di Gatteo, che realizzarono opere memorabili in 3 continenti

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Una delle grandi potenze dell’Età moderna, la Spagna, si affermò in Europa e nel mondo soprattutto dal secolo XVI, quando espanse i propri domini e territori su enormi aree, dall’Italia, all’Africa, all’America e all’estremo Oriente. Questa grande espansione rese necessaria la costruzione di fortificazioni e presìdi improntati alla maggiore efficienza e sicurezza possibili, e si può dire che tale impegno poteva essere coperto soprattutto rivolgendosi ai migliori architetti ed ingegneri militari dell’epoca: gli italiani. Così non furono pochi i nostri “tecnici” che operarono al servizio della corona spagnola. Fra di loro, alcuni raggiunsero l’eccellenza con realizzazioni straordinarie che sono contemplate, oggi, nel novero delle opere “Patrimonio dell’Umanità” dell’Unesco.

La fortezza del Morro

La fortezza del Morro, baia di L’Avana, Cuba

Una parte di queste fortificazioni venne eretta per difendere i porti del Nuovo Mondo, in primis nei Caraibi: rocche e fortezze che, come è stato scritto, «oggi sembrano perfettamente connaturate al paesaggio latino-americano di città come L’Avana, San Juan de Portorico o Cartagena. Ebbene, questi robusti bastioni che guardano l’Oceano, queste poderose cinte di mura impregnate di salsedine nella luce tropicale, sono opera di romagnoli […]. La visionaria operosità della gente di Romagna lasciò la sua impronta nelle Indie Occidentali grazie agli Antonelli, una famiglia di architetti militari originari di Gatteo, una cittadina oggi in provincia di Forlì-Cesena» (Regione Emilia-Romagna – Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo, Casa memoria dell’emigrazione, Le fortezze degli Antonelli, on-line). Continua questo testo: «Veri geni post-leonardeschi, gli Antonelli misero al servizio dei re di Spagna un’arte di cui gli italiani erano maestri in Europa: la costruzione di sistemi difensivi, con torri d’avvistamento e fortificazioni, per proteggere le città da attacchi navali o di terraferma».

Cartagena

Cartagena

Pianta di Battista Antonelli relativa a Cartagena (Colombia) e alle sue mura; la fortezza di Cartagena (Colombia)

In patria al servizio dei conti Guidi, il «maggiore» (anagraficamente) degli Antonelli, Giovanni Battista, nato a Gatteo nel 1527, si trasferì a Madrid nel 1559 per sovrintendere alla realizzazione di fortificazioni nel Levante spagnolo, insidiato dalle incursioni turche. Realizzò opere quindi in diverse località da Alicante a Cadice, poi sulla costa nord-africana, oltre al capolavoro di ingegneria idraulica consistente nel collegamento fluviale tra Madrid e Lisbona, col prezioso sbocco sull’Oceano Atlantico.

Il fratello minore di Giovanni Battista, di nome Battista, chiamato in Spagna dal primo, dopo aver operato nella penisola iberica fu inviato nei Caraibi con l’incarico di predisporre i sistemi difensivi atti a fronteggiare la costante e aggressiva attività dei pirati e dei corsari francesi e inglesi. Battista Antonelli non solo adempì al compito, ma lo fece nella maniera migliore, con capolavori della tecnica e dell’ingegno considerati alla stregua di vere e proprie opere d’arte: dal 1581 (o 1582) in poi, infatti, giunto nel Nuovo Mondo, firmò la progettazione di diversi castelli che furono realizzati nei Caraibi (quello del Morro e quello di San Salvador de la Punta nella baia di L’Avana, quello di San Pedro de la Roca a Santiago de Cuba, poi i porti e le fortificazioni di San Felipe e di Santa Cruz a Cartagena de la Indias, in Colombia; la fortezza di San Juan de Portorico; quella di Portobello a Panama, ecc. Queste opere, come dicevamo, sono state nominate dall’Unesco «patrimonio dell’Umanità»). Ma l’elenco potrebbe continuare menzionando molte altre realizzazioni nate dai progetti di Battista Antonelli in Florida, in Messico, in Venezuela, a Santo Domingo. Rientrato in Europa nel 1606, continuò a lavorare sul Mediterraneo: sono suoi ad esempio i disegni dei moli del porto di Gibilterra e delle fortificazioni sorte a sud di Tangeri, in Marocco.

Fortezza di San Pedro

Fortezza di San Pedro de la Roca (Cuba)

Battista Antonelli non dimenticò mai la sua terra e la sua città natìa: prima di morire a Madrid il 16 febbraio del 1616, dettò un testamento con cui donava alla comunità di Gatteo 625 scudi d’oro con cui istituire il «monte frumentario», cioè una sorta di banca del grano con cui soddisfare i bisogni dei più poveri e bisognosi.

Il figlio di Battista, Juan Bautista (nato nel 1585), che alla morte del padre si trovava in Venezuela, si oppose inizialmente alle disposizioni testamentarie del genitore (il quale, oltre che alla comunità di Gatteo, aveva lasciato una fetta del proprio patrimonio alla chiesa dei Carmelitani Scalzi di Madrid). Intentata in proposito una causa, Juan Bautista infine si «accontentò» di quella che poteva essere considerata la parte più preziosa dell’eredità paterna: i numerosi progetti già ideati.

San Salvador de la Punta

Fortezza di San Salvador

Veduta di San Salvador de la Punta (Cuba) in una stampa dell’epoca; fortezza di San Salvador de la Punta (Cuba)

Con quelli, Juan Bautista tornò nei Caraibi dove procedette a diverse realizzazioni, come quella del forte di Araya e del castello di San Pedro de la Roca a Santiago di Cuba, altre in Honduras e altrove, spesso portando a termine le opere avviate dal genitore. Alla sua morte, avvenuta nel 1649, fu il cugino Cristobal de Roda (il suo vero nome era Cristoforo Rota) a ereditarne l’attività in America, mentre in Europa operava un ramo collaterale della famiglia, con i cugini Cristoforo e Francesco Garavelli, che per motivi di prestigio si facevano chiamare col cognome Antonelli.

Locandina Antonelli

La locandina di una mostra sugli Antonelli tenutasi a Cuba

FONTI E APROFONDIMENTI

Sono state scritte nel tempo numerose pagine, sia in italiano che in spagnolo, sugli Antonelli; ma il ripetersi dei nomi nel loro complicato albero genealogico ha spesso portato a confusione ed errori. Solo in tempi piuttosto recenti la matassa è stata sufficientemente dipanata, giungendo ad attribuzioni e cronologie più precise e attendibili. Contemporaneamente, sempre in anni recenti, numerose sono state le mostre e i convegni dedicati agli Antonelli.

Si può dire che mantengono una loro validità i quattro volumi delle Noticias de los Arquitectos y Arquitectura de España desde su restauración, compilati da Eugenio Llaguno y Amirola e ampliate successivamente da Juan Agustin Ceán-Bermudez (Imprenta Real, Madrid 1829); va citato anche il discorso di ammissione di Diego Angulo Iñiguez alla «Real Academia de la Historia», con titolo Bautista Antonelli, las fortificationes americanas del siglo XVI, pubblicato da Hamer y Menet a Madrid nel 1942; il volume in italiano di Leone Andrea Magiarotti, L’opera del genio italiano all’estero. Gli architetti militari, La Librerias dello Stato, Roma 1939, che si occupa degli Antonelli nel terzo volume, contiene purtroppo numerose imprecisioni.

Antonelli

Oggi sull’argomento sono disponibili diversi testi on-line più precisi, ed è consultabile una buona trattazione in Giordano Conti, La Romagna e l’altrove, Il Ponte Vecchio, Cesena 2012, pp. 28-36. Di notevole interesse, per un approfondimento, è la Tesi di Dottorato di Ricerca di Silvia Bertacchi presso l’Università degli Studi di Firenze, 2012: Modelli compositivi per la difesa “alla moderna”. L’esperienza di Giovanni Battista Antonelli. Sul lascito di Battista Antonelli alla comunità di Gatteo, si veda Matteo Ottaviani, Battista Antonelli e il monte frumentario di Gatteo, Bacchilega, Faenza 2016.

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