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ROMAGNA E ROMAGNOLI NEL MONDO / 28 / Storie d’internazionalisti e anarchici in Argentina nell’800: Giovanni Zirardini, Francesco Pezzi e Luisa Minguzzi

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Il movimento operaio e quello anarchico argentini si svilupparono principalmente tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, in virtù della massiccia immigrazione di militanti europei giunti in quel paese in cerca di lavoro o per sfuggire alle persecuzioni politiche. Gli anarchici a un certo punto prevalsero numericamente sui marxisti: nel 1879 nacque il primo periodico anarchico «El Descamisado», e l’anno seguente si costituì anche un primo gruppo organizzato. Le masse lavoratrici cominciarono ad organizzarsi nei sindacati di stampo socialista e anarchico. L’anarchia in Argentina ebbe ancora maggior impulso quando giunse nel Paese il militante italiano Errico Malatesta, che contribuì alla fondazione del primo sindacato argentino, del giornale «La Questione Sociale» e partecipò ai primi scioperi di rilievo. Nell’ultimo decennio del XIX secolo si formarono gruppi ispirati all’illegalismo e all’insurrezionalismo europeo. In questo processo di formazione del movimento operaio in Argentina, come accennato, la presenza e l’attività di fuoriusciti italiani, fra cui numerosi romagnoli, fu determinante.

Citiamo per primo il ravennate Giovanni Zirardini, detto Giannetto (fratello dei forse più noti Gaetano e Claudio), pittore e decoratore, che dopo i due convegni dell’Internazionale tenutisi a Parigi in quell’anno, a cui aveva partecipato, si imbarcò per l’Argentina il 3 novembre del 1889 insieme a moglie e figli. Poco prima avevano fatto la stessa cosa, e per le stesse motivazioni, il forlivese Amadio Ghetti e il forlimpopolese Vittorino Valbonesi. Ciò accadeva mentre altri anarchici romagnoli (come i ravennati Francesco Pezzi e Luisa Minguzzi, di cui diremo più avanti, e il riminese internazionalista Caio Zavoli) l’Argentina la lasciavano. E diversi altri potrebbero essere i nomi dei protagonisti romagnoli di questa circolazione trans-atlantica di persone e di idee; ci limiteremo a citare – oltre ai nomi che compaiono in altre parti di questo articolo – i cesenati Pompeo Brunelli, Rito Balducci, Secondo Cappellini; i savignanesi Domenico e Marsilio Ceccarelli; i forlivesi Sesto Fortuzzi, Antonio Petrignani, Giovanni Ragazzini, Luigi Brunini; il ravennate Cesare Golfarelli; il calzolaio socialista Domenico Ravaioli, di Castrocaro; il riminese Luigi Angelini.

Buenos Aires

Buenos Aires

Buenos Aires a fine Ottocento

Ma torniamo a Zirardini. Una volta in Argentina si inserì attivamente nel movimento socialista. Il Console Generale italiano a Buenos Aires, in una lettera al Ministero dell’Interno del febbraio 1907, lo descrive come «persona abbastanza colta ed intelligente», che «mena esistenza di bohemien, spesso cambiando di recapito e facendo vita di osteria e café». Di «temperamento piuttosto caldo ed eccitabile», risulta essere stato in passato amico e corrispondente dell’anarchico riminese Amilcare Cipriani. Zirardini visse tutto il resto della propria esistenza in Argentina, dove fu costante propugnatore delle proprie idee e da cui, dopo l’avvento del Fascismo in Italia, condusse una densa attività antifascista. Suo amico inseparabile nel paese sudamericano fu un altro libertario ravennate che era espatriato oltre oceano, il cappellaio Arturo Mazzanti. Zirardini morì a Buenos Aires il 9 febbraio del 1932.

Argentina

Argentina

Attività del movimento operaio e anarchico in Argentina tra Otto e Novecento

Facendo temporalmente un passo indietro, torniamo ad occuparci dei coniugi Francesco Pezzi (1849-1917) e Luisa Minguzzi (1852-1911), protagonisti di una lunga “storia d’amore e d’anarchia”, uniti nella vita e nella militanza politica. Insieme fin dalla giovinezza in quel di Ravenna, loro città natale, dove furono tra i fondatori dell’Internazionale, si distinsero come divulgatori e organizzatori dell’anarchismo e come protagonisti di diversi tentativi insurrezionali promossi in Italia, dalla cospirazione di Bologna del 1874 in poi. Non è possibile, nello spazio di cui qui disponiamo, seguire le vicende di queste due vite intrecciate, che conobbero l’instancabile attivismo, il carcere, il domicilio coatto, le latitanze all’estero. Del resto qualcuno lo ha già fatto, e molto bene, in un libro che consigliamo: Claudia Bassi Angelini, Amore e anarchia. Francesco Pezzi e Luisa Minguzzi, due ravennati nella seconda metà dell’Ottocento.

Pezzi, inizialmente mazziniano, divenne uno degli artefici della svolta politica del sodalizio che, aderendo nel 1871 all’Internazionale di Londra, fu il primo nucleo della sezione internazionalista ravennate. Quando gli internazionalisti romagnoli si schierarono a fianco dei dissidenti anarchici, fu uno dei dirigenti della Federazione romagnola. Dopo avere sposato Luisa Minguzzi, nel 1874 si rifugiò a Lugano per sfuggire agli arresti preventivi operati in vista dell’insurrezione progettata dagli anarchici in Romagna, in Toscana e al Sud. Giudicato in contumacia nel 1876, fu amnistiato, ma già prima della sentenza era rientrato clandestinamente in Italia per riunire le file dell’Internazionale sotto la guida di Cafiero. Con il falso nome di Francesco Forni si stabilì a Firenze, dove continuò l’attività politica e nel 1876, con la moglie Luisa, si spostò a Napoli per promuovere un tentativo insurrezionale al Sud, a cui non poté partecipare perché fu arrestato nel gennaio 1877. Uscito dal carcere, ignorando l’obbligo di residenza a Firenze proseguì con la moglie verso Lugano, dove trascorse la sua seconda latitanza.

Anarchici

Anarchici

Internazionalisti e anarchici a processo

Nell’estate del 1878 Pezzi fu nuovamente in patria per riorganizzare gli anarchici, ma nell’ottobre del 1878 venne arrestato insieme alla moglie Luisa, ad Anna Kuliscioff e ad altri. Amareggiato dalla svolta politica di Andrea Costa, che nel 1879 aveva abbandonato l’anarchismo per avvicinarsi al marxismo, si schierò infine con Malatesta. Denunciato nel 1884 per reato di stampa insieme alla moglie e ad altri, attese il processo a Napoli prestando soccorso alle vittime del colera. Con i compagni si trasferì poi a Marsiglia, per aspettare il verdetto all’estero. La notizia della condanna (Pezzi e la moglie a trenta mesi di carcere e a una pesante multa) li indusse a imbarcarsi per Buenos Aires (insieme a Malatesta, al savignanese Domenico Ceccarelli e ad altri), dove avrebbero trascorso una latitanza di più di quattro anni, fra presunte crisi coniugali e travagli politici. A Buenos Aires, Pezzi, la moglie Luisa e i loro compagni aderirono al Circolo Comunista Anarchico fondato l’anno precedente da altri italiani, e successivamente fondarono il Circolo di Studi Sociali, organizzando numerose conferenze in un locale di Via Piedad, che divenne anche sede del giornale creato dal gruppo, «La Questione Sociale», il primo periodico anarchico pubblicato in Sud America.

Pezzi e Minguzzi

Francesco Pezzi e Luisa Minguzzi

Pezzi nel 1889 tornò in Europa, stabilendosi a Londra e nel 1890, sempre più ostile alla linea anarchica “illegalista”, grazie a un’amnistia rientrò a Firenze, da solo. Pochi mesi dopo lo raggiunse la moglie: i due ricostruirono il legame affettivo, tornando a vivere insieme. Nel 1984 i coniugi furono nuovamente arrestati, dopo l’attentato a Crispi. Processati e assolti nel 1895, vennero inviati al domicilio coatto, Luisa a Orbetello e Francesco a Favignana, da dove – dopo un fallito tentativo di evasione – fu trasferito a Ustica. Liberati nel 1896, tornarono insieme a Firenze. Francesco, rimasto vedovo nel 1911, si suicidò con un colpo di pistola nel 1917.

PER APPROFONDIRE

La riscoperta delle Americhe. Lavoratori e sindacati nell’emigrazione italiana in America Latina 1870-1970, a cura di V. Blengini, E. Franzina, A. Pepe, Teti Editore, Milano 1994.

C. Bassi Angelini, Amore e anarchia. Francesco Pezzi e Luisa Minguzzi, due ravennati nella seconda metà dell’Ottocento, Longo, Ravenna 2004.

E. Franzina, L’America Gringa. Storie italiane d’immigrazione tra Argentina e Brasile, Diabasis, Reggio Emilia 2008.

J.A. Canales Urriola, Le valigie dell’anarchia. Percorsi e attivismo degli anarchici emiliani e romagnoli in Argentina e Brasile nella svolta di fine Ottocento, Tesi di Dottorato, Università di Bologna, 2016.

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