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ROMAGNA E ROMAGNOLI NEL MONDO / 38 / Il lughese Luigi Capucci, viaggiatore, imprenditore e “agente segreto” in Africa

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Le vicende riguardanti Luigi Capucci, protagonista di questa puntata della nostra rubrica, si collocano al tempo della prima penetrazione italiana in Etiopia, iniziata nel 1882 con la proclamazione della sovranità su Assab e poi sull’intera Eritrea. Luigi Capucci era nato a San Bernardino di Lugo (Ravenna) nell’aprile del 1857 da Pietro e da Antonia Minguzzi. Dopo avere studiato ingegneria a Pisa e a Roma, attratto dalle esplorazioni e del commercio in Africa, aveva ottenuto dalla Società Africana di Napoli, nel novembre del 1884, il patrocinio per una spedizione (finanziata per la maggior parte dall’amico Luigi Cicognani, anch’egli lughese); insieme allo stesso Cicognani e ad altri aveva raggiunto nel dicembre dello stesso anno la città di Assab, sulla costa occidentale del Mar Rosso.

Luigi Capucci

Assab, la colonia primigenia, in una stampa dell’epoca

Etiopia

Da qui, il 28 luglio del 1885, insieme ad alcuni compagni prese la strada dell’Aussa, aperta due anni prima dal conte Pietro Antonelli per collegare la costa del Mar Rosso con lo Scioa (in Etiopia). La missione, che si proponeva di avviare nella regione attività agricole e commerciali, fu fermata dal sultano locale Mohammed ibn Anfari che, disattendendo gli accordi conclusi nel 1883 con l’Antonelli, pretendeva il pagamento di un esoso pedaggio. Per quel motivo Capucci dovette tornare ad Assab, sia per riferire al Commissario civile l’inconveniente della violazione degli accordi, sia per raccogliere eventualmente il denaro necessario a rimuovere l’ostacolo frapposto al proseguimento del viaggio verso lo Scioa. Nell’occasione Capucci non risparmiò critiche ad Antonelli, accusandolo di non avere gestito con accortezza i patti con i sultanati locali. Del resto, come annota Enrico De Leone, era anche vero che la strada dell’Aussa, più che il commercio italiano, serviva a soddisfare gli ambiziosi disegni di Menelik (re dello Scioa) al quale, allora, premeva garantirsi uno sbocco sul mare fuori dal controllo dell’Egitto e del negus Giovanni (imperatore d’Etiopia).

Negus Giovanni

Il negus Giovanni

Una volta raggiunta Gherfa l’8 novembre, il compagno di viaggio Luigi Cicognani preferì rimanere sul posto; il resto della spedizione, a cui quale si era aggiunto un altro lughese, il commerciante Anacleto Gagliardi, raggiunse il 12 dicembre Let-Marefià, località dello Scioa nella quale era stata fondata, nel 1876, una stazione commerciale dal marchese Orazio Antinori per conto della Società Geografica Italiana.

Capucci e Gagliardi

Capucci e Gagliardi in un dipinto di Augusto Valli (1890)

Una volta nello Scioa, Capucci offrì i propri servizi a Menelik, a cui consegnò i doni destinatigli dalla Società Africana d’Italia (fra cui un vistoso ombrello ricamato). Dal sovrano gli furono commissionate le costruzioni di una villetta, di una segheria e di un mulino sul fiume Akaki e la riattivazione, a Mahal Uonz, di una fabbrica di polvere da sparo (che poi, però, saltò in aria a causa di un’imprudenza commessa dallo stesso Capucci).

Menelik

Menelik

Nel 1889, con Pietro Antonelli, Capucci accompagnò in Italia la missione scioana a cui era preposto il ras Makonnen per la ratifica del trattato di Uccialli: rientrato in Africa, lasciò il servizio di corte per dedicarsi in proprio sia al commercio del caffè e delle cotonate, organizzando carovane verso Harar e i paesi Galla meridionali, sia all’attività edilizia costruendo, tra l’altro, una seconda fabbrica di polvere da sparo, la residenza imperiale in Addis Abeba e due chiese. La sua opera assunse, però, un particolare rilievo quando iniziò la crisi dei rapporti tra l’Italia e Menelik: fu allora che il Capucci (rimasto praticamente solo, viste le partenze per la costa di Pietro Antonelli e di diversi altri italiani), a cui non mancavano intraprendenza, coraggio e scaltrezza e che conosceva le lingue locali, iniziò l’attività di informatore per il Governo italiano, inviando con continuità a Roma e a Massaua notizie e dispacci di vitale importanza. Un “agente segreto” a tutti gli effetti, insomma.

Sintetizzando, possiamo dire che con il precipitare degli eventi, ed essendo stato scoperto, Capucci il 10 maggio del 1895 fu arrestato e portato davanti a un tribunale composto da un greco, da due armeni e da sei francesi che, per rendere un servizio a Menelik, lo condannarono alla pena di morte, dall’imperatore commutata nella relegazione sull’Amba Quollàsh da dove, verso la fine di agosto, tentò invano di fuggire. In seguito fu trasferito ad Ancober, dove fu liberato nel novembre del 1896 dopo la conclusione della pace di Addis Abeba.

Capucci

Capucci a processo in un’illustrazione dell’epoca

All’inizio del 1897 raggiunse la costa per rientrare in Italia: qui si schierò tra i più strenui difensori della permanenza nella colonia Eritrea, non risparmiando critiche a quanti sostenevano l’opportunità dell’abbandono dell’altopiano. Luigi Capucci, però, non resistette per molto al richiamo dell’Africa, a cui tornò soggiornando prima brevemente in Somalia, poi più lungamente in Harar (nella parte orientale dell’Etiopia), lasciata per stabilirsi in Eritrea, dove si dedicò piuttosto infruttuosamente a ricerche minerarie nella zona di Barentù. Dimenticato da tutti nonostante i servizi resi e le peripezie attraversate, riuscì alla fine ad avere una discreta sistemazione come rappresentante, a Gibuti, della Società Coloniale italiana.

mappa

Una cartina del 1896

Pietro, uno dei tre figli avuti da una donna locale, gli procurò amarezze negli ultimi anni della sua vita: caporale di artiglieria ad Asmara, disertò in Etiopia nel marzo del 1918 e, malgrado le esortazioni del padre, non volle recedere dal suo atteggiamento che gli fruttò una condanna in contumacia dal Tribunale militare dell’Eritrea. Il dolore procuratogli dalla vicenda del figlio non fu probabilmente estraneo alla morte di Luigi Capucci, avvenuta a Gibuti il 12 gennaio del 1920.

PER APPROFONDIRE

L. Capucci, Lettere da Assab e dall’Aussa, «Bollettino della Società Africana d’Italia», IV (1885), pp. 103-118, 138-148, 171-176; VII (1888), pp. 118-121, 184-187; VIII (1889), pp. 90-92.

E. Dulio, Dalla baia di Assab allo Scioa per l’Aussa. Diario di viaggio, «Cosmos», IX (1886-88), pp. 102-118, 163-172, 273-278.

C. Zaghi, La spedizione Capucci e Cicognani in Abissinia (con lettere e documenti inediti), «Rivista delle Colonie Italiane», VIII (1934), pp. 668-687, 840-856.

C. Zaghi, Il diario inedito della spedizione Capucci e Cicognani all’Aussa nel 1885, «Bollettino della Società Geografica Italiana», s. 6, XII (1935), pp. 571-596.

C. Zaghi, L’Italia e l’Etiopia alla vigilia di Adua nei dispacci segreti di Luigi Capucci. Contributo alla biografia di un grande pioniere, in Gli annali dell’Africa Italiana, a. IV, vol. II, A. Mondadori, Milano 1941, pp. 515-557.

G. Manzoni, I lughesi nelle imprese africane (1882-1896), Grafiche Galeati, Imola 1975.

E. De Leone, Capucci, Luigi, in Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, XIX, Roma 1976, sub voce.

C. Bacilieri, Un ombrello per Menelik, «ER», 2006, n. 3, pp. 39-41.

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