L’Europa nella morsa della 4^ ondata di Covid, l’Italia corre ai ripari e dal 1° dicembre apre la terza dose di vaccino agli over 40

La quarta ondata del Covid-19 fa paura in tutta Europa. In Germania oggi 11 novembre si è toccato il nuovo record di oltre 50 mila casi positivi in un giorno. A detta di tutti gli esperti, grazie alle politiche messe in atto, l’Italia oggi rappresenta un punto di riferimento in Europa per la gestione della pandemia. Ma anche in Italia e in Romagna la situazione sta peggiorando. I positivi attualmente in Italia superano quota 100.000. A fornire il quadro è il nuovo monitoraggio della Fondazione Gimbe, rilanciato dall’Ansa, che confronta i dati della settimana 3-9 novembre, rispetto alla precedente. “Per la terza settimana consecutiva – ha dichiarato Nino Cartabellotta, presidente Gimbe – si conferma un incremento dei nuovi casi settimanali e una media giornaliera più che raddoppiata in meno di un mese, da 2.456 il 15 ottobre a 5.870 il 9 novembre”.

Aumentano i casi di Covid-19 in tutte le regioni italiane e l’aumento va dal 12,7% della Toscana al 75,3% della provincia autonoma di Bolzano. In Emilia-Romagna l’aumento più consistente si è registrato proprio in Romagna. Nessuna regione per ora rischia di passare in zona gialla ma servono misure di precauzione. In particolare, per 66 Province c’è un’incidenza pari o superiore a 50 casi per 100.000 abitanti: in Friuli-Venezia Giulia, Lazio e Veneto tutte le Province superano tale soglia, dice Gimbe.

In 3 Province si contano oltre 150 casi per 100.000 abitanti: Trieste (479), Bolzano (260) e Gorizia (221). Gli indici della Romagna sono oltre 70. “Sul fronte ospedaliero – afferma Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazionee – si registra un ulteriore incremento dei posti letto occupati da pazienti Covid: rispetto alla settimana precedente +14,8% in area medica e +9,4% in terapia intensiva”. A livello nazionale il tasso di occupazione rimane molto basso (6% in area medica e 5% in terapia intensiva), ma con notevoli differenze regionali. In particolare, nessuna Regione supera la soglia del 15% per l’area medica, mentre Friuli-Venezia Giulia (11%) e Marche (11%) superano quella del 10% per l’area critica. Tali valori, a breve termine, ricorda Gimbe, non comportano il rischio di passare in zona gialla che, oltre all’incidenza settimanale superiore ai 50 casi per 100.000 abitanti, richiede contestualmente il superamento della soglia di occupazione del 15% in area medica e del 10% in terapia intensiva.

Nel frattempo crollano del 75% in tre settimane le prime dosi di vaccino anti-Covid e ancora 2,7 milioni sono gli over 50 da vaccinare. Mentre anche le terze dosi non decollano. In particolare, rileva il report Gimbe, dopo aver sfiorato quota 440 mila nella settimana 11-17 ottobre, in tre settimane il numero dei nuovi vaccinati è crollato del 75,4% attestandosi a 108.497 nella settimana 1-7 novembre. Di questi, il 72,2% sono persone in età lavorativa.

LA TERZA DOSE: CHI PUÒ FARLA E PERCHÈ È IMPORTANTE

Si allarga la platea degli italiani che riceveranno la terza dose della vaccinazione anti-Covid: come è stato annunciato proprio oggi, dal primo dicembre potranno essere immunizzati con la cosiddetta dose “booster” o aggiuntiva anche le persone tra i 40 ed i 60 anni per le quali siano trascorsi sei mesi dal completamento del ciclo vaccinale primario con due dosi. Dopo i 17 milioni di vaccinati over 60 già invitati alla terza dose – finora l’hanno fatta in oltre due milioni – il Governo dunque ha deciso di bruciare le tappe e, primo Paese in Europa (e non solo) ha aperto il nuovo round di vaccinazioni anche a tutti gli over 40. Ma vediamo più nel dettaglio i principali aspetti legati alla terza dose.

Attualmente la somministrazione delle terze dosi è raccomandata per tutte le persone sopra i 60 anni, per il personale e gli ospiti delle Rsa (i presidi residenziali per anziani), per gli esercenti le professioni sanitarie e operatori di interesse sanitario, per i fragili anche sotto i 60 anni (ma maggiorenni), per tutti gli immunodepressi.

Gli immunodepressi possono richiedere la terza dose già 28 giorni dopo il completamento del ciclo vaccinale: per loro si parla di dose «addizionale» perché sono persone che non hanno risposto in maniera efficace alle prime due iniezioni (ad esempio i trapiantati). Per tutti gli altri (delle categorie sopra menzionate), le dosi cosiddette di «richiamo» sono possibili solo dopo 6 mesi dal completamento del ciclo vaccinale, indipendentemente dal tipo di vaccino usato. L’obiettivo, in questo caso, è riattivare la produzione di anticorpi.

In Italia, indipendentemente dal vaccino utilizzato per il primo ciclo vaccinale (Astrazeneca, Moderna, Pfizer, Johnson & Johnson) si utilizza come dose di richiamo esclusivamente uno dei due vaccini a m-Rna (Pfizer o Moderna). Chi si è vaccinato con Johnson & Johnson può fare la terza dose subito, sempre a patto che siano passati i sei mesi dalla somministrazione del monodose. In questo caso riceveranno un richiamo con Pfizer o Moderna.

I soggetti vaccinati all’estero con un vaccino non autorizzato (quello russo o cinese) possono ricevere una dose di richiamo con un vaccino a m-RNA nei dosaggi autorizzati per i «booster» a partire da 28 giorni e fino a un massimo di 6 mesi dal completamento del ciclo primario. Superato il termine massimo di 6 mesi dal completamento del ciclo primario con vaccino non autorizzato da EMA, così come in caso di mancato completamento dello stesso, è possibile procedere con un ciclo vaccinale primario completo con vaccino a m-RNA.

Perché si rendono necessarie le terze dosi? Si è visto che, per tutti i vaccini approvati, la protezione si indebolisce a partire dal sesto mese dal completamento del ciclo vaccinale (in media). Questo calo riguarda soprattutto la capacità di protezione dai contagi: il vaccino protegge da ricoveri e decessi, ma (in parte) lascia al virus un certo margine di circolazione nella popolazione. La terza dose riporta la protezione a livelli ottimali (oltre il 95%) anche riguardo alle infezioni e potrebbe addirittura innescare una memoria di lungo termine che consenta di fare altri richiami non prima di 5-10 anni (come succede per altri virus e relative vaccinazioni conosciute). Infine, somministrare una terza dose di un vaccino di diversa tipologia (la cosiddetta vaccinazione «eterologa») sviluppa un’immunità più solida perché lo stimolo si amplia e si «completa» e comunque i vaccini a virus inattivato (come AstraZeneca e Johnson & Johnson) per la loro stessa natura difficilmente sarebbero potuti essere utilizzati per più di due dosi.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di RiminiNotizie, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.