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FEM NEWS – LA FINESTRA FEMMINISTA / Machismo militaresco in scena al raduno degli alpini a Rimini: quando gli uomini molestano le donne perché pensano di averne diritto

È successo ancora, stavolta a Rimini durante la 93ª Adunata nazionale degli alpini tra il 5 e l’8 maggio con l’arrivo di oltre 400 mila persone in soli 4 giorni. Donne prese d’assalto da orde di maschi imbevuti di machismo militaresco e “allegria”. Un’orda di catcalling senza freno: molestie sessuali, insulti, inviti osceni, palpeggiamenti, accerchiamenti nelle strade, nei parchi, sotto casa, sul posto di lavoro. Nolite l’ha scritto molte volte ma forse è bene ripeterlo: il catcalling non è solo un fischio innocuo ma deriva dalla cultura dello stupro.

Se non ci fosse stata la pronta denuncia del movimento femminista Non Una Di Meno, nodo locale, insieme ai collettivi di Casa Madiba e Pride Off, non sarebbe scoppiato il caso che invece ora è arrivato ai media nazionali, ai politici e ai responsabili. Ci sarebbero state solo le dichiarazioni ufficiali sull’Adunata dove non c’è traccia del clima di insicurezza, violenza e paura subito da moltissime donne. 

Alpini

«Rimini e San Marino hanno vinto la sfida di portare nel regno italiano del turismo marittimo il popolo delle penne nere», recita il comunicato conclusivo dell’ANA, Associazione Nazionale Alpini. «Un onore e un orgoglio ospitare a Rimini l’adunata nazionale degli alpini» secondo il Presidente della Regione Stefano Bonaccini (Pd). Mentre il sindaco di Rimini Jamil Sadegholvaad (Pd) ha parlato di un «ferragosto anticipato». Per i politici locali, e per molti abitanti di Rimini, il successo dell’iniziativa sta nell’imponente indotto economico.

Nolite ringrazia le attiviste di NUDM che hanno invitato le donne a denunciare le molestie subite e in poco tempo hanno raccolto oltre 150 segnalazioni di violenze fisiche e verbali: fischi per strada, insulti durante i turni di lavoro, fino a schiaffi e palpeggiamenti, spesso da parte di uomini ubriachi e in gruppo. Le attiviste nella CONTRO-ADUNATA, un’Assemblea pubblica in piazza, hanno ascoltato le tantissime testimonianze e dato disponibilità ad affiancare le donne che vogliono sporgere denuncia. Già, denuncia, un altro calvario per le donne. Sappiamo quanto è difficile denunciare perché spesso la donna che lo fa vive una seconda violenza davanti a forze dell’ordine che minimizzano, e sminuiscono la vittima.

Le forze dell’ordine e il presidente dell’ANA, Sebastiano Favero, infatti, si sono subito precipitati a dire che presso le forze dell’ordine non sono state presentate denunce. E ancora parole di circostanza del Ministro della difesa Guerini: “Episodi che andranno accertati ma che non possono e non devono essere sottovalutati. Episodi, voglio ribadirlo con forza, all’opposto dei valori degli Alpini”.

Alpini

Nolite, sdegnata e arrabbiata, denuncia l’ipocrisia, l’irresponsabilità e forse la malafede di queste giustificazioni dal momento che lo schema si ripete ad ogni raduno di maschi. Infatti durante la precedente Adunata nazionale degli alpini a Trento nel 2018 molte donne hanno denunciato di essere state molestate: apostrofate con commenti volgari, palpeggiate, accerchiate e bloccate da gruppi di uomini. Anche allora le attiviste di Non Una Di Meno hanno denunciato le aggressioni come una “situazione violenta istituzionalizzata” e condannato “una manifestazione di sessismo, machismo e virilismo” spacciata per festa.

Nolite ricorda episodi simili avvenuti a Colonia il 31 dicembre del 2016 e da ultimo a Milano sempre a Capodanno. Allora l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica si era concentrata sugli uomini stranieri che portano la barbarie di civiltà arretrate nel cuore dell’Europa. Stavolta l’ANA ha tentato di gettare le responsabilità di quanto accaduto ad alcuni giovani che si sarebbero finti alpini comprando nelle bancarelle il cappello non originale per pochi euro perché “quando si concentrano in una sola località centinaia di migliaia di persone per festeggiare è quasi fisiologico che possano verificarsi episodi di maleducazione, che però non possono certo inficiare il valore dei messaggi di pace, fratellanza, solidarietà e amore per la Patria che sono veicolati da oltre un secolo proprio dall’Adunata”. Siamo alle solite: qualche mela marcia, il controllore che non può certo essere controllato, gli effetti collaterali fisiologici da mettere nel conto quando si tratta di un grosso affare. Con la presunzione che tutto possa finire con la richiesta di portare un po’ di pazienza e un po’ di scusa per i disagi arrecati.

Chissà quando mai arriveremo a dire la sola e semplice verità: gli uomini molestano le donne perché pensano che sia nel loro diritto.

Le condanne da parte istituzionale si fermano alla retorica, dal momento che “Denunciare cat calling, così come una palpata o una molestia verbale, è fare una denuncia inutile non essendoci le leggi che tutelano le vittime” dice A. un’attivista e testimone di NUDM.

Alla base della piramide della cultura dello stupro ci sono atteggiamenti sessisti, scherzi sullo stupro, battute da spogliatoio. Alla cima della piramide lo stupro e il femminicidio. Nel mezzo una serie infinita e inimmaginabile di violenze che le donne, tutte le donne nessuna esclusa, subiscono nel corso della vita. È per questo che quello che è successo a Rimini, e le successive giustificazioni, è un fatto gravissimo. Molte delle ragazze molestate sono bariste e cameriere, in alcuni casi giovani o giovanissime, impiegate nei giorni dell’evento per consentire a bar, ristoranti e alberghi di avere una boccata d’ossigeno dopo due anni di incassi condizionati dalla pandemia. Lavoratrici precarie, fortemente ricattabili, che si sentono consigliare dai datori di lavoro “se ti offrono da bere, devi bere anche tu e assecondarli”, ”devi essere gentile con i clienti”. Quegli stessi datori di lavoro che poi, nella maggior parte dei casi, hanno minimizzato l’accaduto dicendo che in fin dei conti i clienti sono clienti e non bisogna rispondere male. «Rimini è stata consegnata agli alpini per ragioni economiche – dice una barista – i soldi sono arrivati sicuramente, ma non a noi lavoratrici costrette a turni massacranti e a subire di tutto. Oltre alla violenza patriarcale si sono riproposti i problemi di un modello di turismo che consuma il territorio».

Una dichiarazione inaccettabile e insopportabile per chi ha subito le violenze del branco, spesso veicolate dall’abuso di alcool. In questo momento più che mai ribadiamo che siamo contro ogni forma di esaltazione militare, di orgoglio patriottico, di amore patrio di origine patriarcale, di privatizzazione dello spazio pubblico, di ricatto sociale, di violenza sulle persone e sul territorio.

E allora chiediamo con le attiviste NUDM che queste adunate non si ripetano più in nessuna città. Chiediamo alle Istituzioni di prendere parola e dare risposte chiare e soluzioni di giustizia. Non vogliamo più essere oggetto del divertimento maschile che ci si ostina a chiamare goliardia.

Vogliamo città dove le persone siano al primo posto, dove lo spazio pubblico sia di tutti e tutte, dove noi donne possiamo lavorare in pace ed essere rispettate, dove possiamo camminare per le strade e sentirci sicure a qualunque ora, da sole o in compagnia e vestite come ci pare.

FemNews di Nolite

Ogni mercoledì si apre una finestra femminista su RavennaNotizie, dalla quale ogni settimana si respira aria pungente, si espongono germogli al sole, si stende la biancheria profumata al sapone di Marsiglia, si appendono lunghe trecce di aglio e peperoncino, ci si rilassa con un bicchiere di vino e l’ultima sigaretta, si parla con il vicinato, si accarezzano felini senza nome cantando Moon river, si guarda oltre con occhiali di genere. Nasce così una rubrica autonoma rispetto alla testata che gentilmente la ospita, pluralista, apartitica, decisamente femminista, che cerca di trovare il modo di agire per trasformare il mondo. Fem News ha una firma collettiva NOLITE – imperativo negativo latino omaggio alla condivisa cultura umanistica, alla passione politica, alla compulsione alla lettura, alla madre Atwood (Nolite te bastardes carborundorum, Non consentire che i bastardi ti annientino), alla lotta ancillare per dire no al pensiero dominante patriarcale, coloniale e specista.

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