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Dal 30 giugno stop alle USCA, le Unità Speciali di Continuità Assistenziale nate per gestire i pazienti Covid sul territorio

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Dal 30 giugno stop alle USCA, le Unità Speciali di Continuità Assistenziale, nate con il decreto legge “Cura Italia” del 17 marzo 2020 per aiutare i medici di medicina generale nella gestione sul territorio dei pazienti Covid o sospetti Covid. In questi due anni e mezzo di pandemia, le USCA hanno assistito a domicilio i malati di COVID-19, ospedalizzando i casi gravi.

Delle USCA parlammo con il direttore del Dipartimento di Cure primarie dell’Ausl Romagna, Mauro Marabini poche settimane fa, in un articolo sulla carenza del medici di famiglia.  “Con la riduzione dell’epidemia, le USCA non saranno prorogate oltre il 30 giugno. I professionisti che in questi due anni hanno lavorato nelle USCA sono tutti medici di Guardia medica o medici di Medicina generale con numero di assistiti ridotto o sono corsisti che stanno facendo il corso di formazione. Sono quindi una risorsa importante che il Sistema Sanitario potrebbe utilizzare, ad esempio, per le UCA ( unità di continuità assistenziale) secondo le nuove norme statali, che prevedono un medico e un infermiere collaborare assieme” spiegava Marabini.

Cosa sono le UCA: si tratta di un’équipe mobile distrettuale per la gestione e il supporto della presa in carico di individui, o di comunità, che versano in condizioni clinico-assistenziali di particolare complessità e che comportano una comprovata difficoltà operativa.
L’équipe UCA afferisce al Distretto ed è composta da almeno 1 medico e 1 infermiere che operano sul territorio di riferimento anche attraverso l’utilizzo di strumenti di telemedicina (es. televisita e teleassistenza) e in collaborazione con il Medico di Medicina General e i Pediatri di Libera Scelta , può essere eventualmente integrata con altre figure professionali sanitarie. Non sostituisce ma supporta per un tempo definito i professionisti responsabili della presa in carico del paziente e della comunità.

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