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Chiusure domenicali della grande distribuzione: Confesercenti Rimini invita alla prudenza

Il dibattito sulle chiusure domenicali della grande distribuzione torna al centro dell’attenzione, ma secondo Confesercenti Rimini è necessario un approccio realistico e attento, evitando soluzioni semplicistiche che rischiano di non portare benefici concreti al commercio di prossimità.

A intervenire è Mirco Pari, direttore provinciale dell’associazione, in merito alle dichiarazioni di Ernesto Dalle Rive, presidente di ANCC-Coop, sulla possibilità di rivedere le aperture domenicali dei supermercati. “Se la riflessione riguarda esclusivamente i supermercati della grande distribuzione alimentare, si tratta di una scelta imprenditoriale legittima che attiene a Coop e alle sue valutazioni interne. Su questo non abbiamo nulla da eccepire. Diventa invece un tema completamente diverso se si ipotizza una chiusura generalizzata o estesa ad altre realtà della distribuzione”, chiarisce Pari.

Il direttore esprime scetticismo sull’idea che la chiusura domenicale dei supermercati possa automaticamente avvantaggiare il piccolo commercio: “Francamente non comprendiamo in che modo la sola chiusura della GDO alimentare possa aiutare il commercio di vicinato. I piccoli alimentari hanno già pagato un prezzo altissimo negli anni passati e oggi la competizione si gioca su piani ben più complessi”.

Secondo Pari, il dibattito appartiene in larga parte a una stagione già vissuta: “Anni fa anche la nostra associazione si è battuta contro le liberalizzazioni totali, ma oggi il contesto è profondamente cambiato. Riportare indietro le lancette rischia di essere anacronistico e di destabilizzare un mercato che, pur con enormi difficoltà, ha faticosamente trovato nuovi equilibri”.

Il tema assume particolare delicatezza nelle località turistiche, come Rimini e la Riviera: “In territori a forte vocazione turistica, spesso attivi dodici mesi all’anno, è impensabile ipotizzare svolte a U sulle aperture. Dire ai consumatori che le abitudini consolidate vanno cambiate dall’oggi al domani non è realistico”.

Pari respinge anche l’idea che le aperture domenicali abbiano prodotto solo precarietà: “Il lavoro nel commercio è regolamentato da contratti, il lavoro domenicale è retribuito con maggiorazioni significative e molti lavoratori apprezzano questa opportunità. I dati indicano un aumento complessivo delle ore lavorate e dell’occupazione dopo le liberalizzazioni. Il vero tema dei costi aggiuntivi riguarda semmai le imprese”.

Il direttore mette in guardia dai rischi di modifiche improvvise e non coordinate: “In un contesto in cui Federdistribuzione ha già espresso contrarietà e in assenza di un quadro normativo chiaro, modifiche improvvisate non sono sostenibili. Eventuali accordi generalizzati tra sigle solleverebbero anche profili di competenza dell’Antitrust”.

Secondo Pari, la priorità resta un’altra: “La crisi del commercio di prossimità non si risolve con la chiusura dei supermercati. Servono politiche strutturali di sostegno alle piccole imprese, interventi concreti per contrastare lo spopolamento dei centri storici e una vera regolamentazione del commercio online, a partire dal tema fiscale. È lì che oggi si gioca la concorrenza più sbilanciata”.

“Siamo sempre disponibili al confronto – conclude Pari – ma restiamo scettici sull’idea che questo dibattito possa rappresentare la soluzione ai problemi del commercio. Forse è giusto lasciare alle singole aziende libertà di decidere autonomamente in tema di aperture domenicali, dato che oggi sarebbe estremamente difficile trovare una sintesi comune tra le imprese. Le scelte imprenditoriali vanno rispettate, ma non possono essere estese automaticamente a tutto il sistema senza rischiare di creare più problemi che vantaggi”.