Fallimento del Rimini Calcio. Sequestro da 8 milioni di euro tra Rimini, Campania e Lombardia: sette indagati per frode fiscale e bancarotta
Un patrimonio del valore complessivo di circa 8 milioni di euro tra disponibilità finanziarie, crediti d’imposta, immobili e quote societarie è stato sequestrato dalla Guardia di Finanza e dalla Polizia di Stato di Rimini nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica riminese. Sette le persone indagate, tra cui un soggetto ritenuto vicino alla criminalità organizzata, per reati che vanno dalla truffa aggravata alla bancarotta fraudolenta.
L’operazione è scattata nella mattinata odierna, mercoledì 10 giugno, con l’esecuzione di un decreto di sequestro preventivo d’urgenza emesso dal pubblico ministero. Contestualmente, gli agenti della Squadra Mobile e della Digos della Questura di Rimini hanno effettuato perquisizioni nelle province di Caserta, Monza-Brianza, Ascoli Piceno e Rimini.
Le indagini hanno preso avvio dopo il passaggio di proprietà, avvenuto nell’agosto 2025, del Rimini Calcio. Gli investigatori hanno accertato che i nuovi amministratori avrebbero estinto in pochi giorni debiti tributari e contributivi superiori a 750 mila euro nei confronti di Erario, Inps e Inail utilizzando crediti d’imposta risultati inesistenti.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, tali crediti sarebbero stati originati da una società con sede a Scafati, in provincia di Caserta, priva dei requisiti necessari e con partita Iva già cessata. Successivamente sarebbero stati trasferiti a una seconda società di Caserta, che avrebbe avuto il compito di commercializzarli sul territorio nazionale. Una parte di questi crediti sarebbe quindi confluita nella società sportiva riminese.
Nel corso dell’inchiesta sono inoltre emersi elementi che avrebbero evidenziato il coinvolgimento nella gestione di fatto della società di una persona già indagata in un altro procedimento coordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno per associazione mafiosa ed estorsione. Per tali contestazioni, l’autorità giudiziaria competente aveva già disposto nei suoi confronti una misura cautelare in carcere.
Gli investigatori hanno inoltre individuato diverse operazioni ritenute pregiudizievoli per i creditori, che avrebbero contribuito ad aggravare la situazione economica della società. Il Tribunale di Rimini ha quindi disposto il fallimento dell’azienda attraverso l’apertura della procedura di liquidazione giudiziale.
L’operazione, spiegano gli investigatori, si inserisce nell’attività di contrasto alle frodi economico-finanziarie e ai fenomeni di infiltrazione criminale nel tessuto produttivo, con l’obiettivo di tutelare le imprese che operano nel rispetto delle regole.

