Industria in Romagna, Femca Cisl: “Il Polo Chimico di Ravenna tiene, ma servono risposte per moda riminese e calzaturiero di San Mauro Pascoli”
Un territorio dove convivono eccellenze industriali e settori in forte difficoltà. È la fotografia emersa dal Consiglio Direttivo della Femca Cisl Romagna, riunito per fare il punto sui principali dossier aperti del sistema produttivo locale: dalla situazione del Polo Chimico di Ravenna alla crisi del distretto calzaturiero del Rubicone e del tessile riminese, fino alle criticità della ceramica faentina.
All’incontro ha partecipato anche il segretario generale della Cisl Romagna Francesco Marinelli, che ha portato le conclusioni a nome della Confederazione.
Ad aprire i lavori è stato il segretario generale della Femca Cisl Romagna, Emanuele Scerra, che ha analizzato lo scenario della chimica europea e italiana, un settore strategico che nel Paese conta 116 mila addetti, genera 63,5 miliardi di euro di fatturato ed è presente nella quasi totalità dei comparti manifatturieri.
Un comparto che oggi deve però confrontarsi con la concorrenza asiatica, in particolare cinese. Da qui, secondo Scerra, la necessità che l’Europa superi un approccio ideologico e metta in campo politiche industriali più pragmatiche, con un sostegno concreto anche al Polo Chimico ravennate.
Polo Chimico di Ravenna, tra difficoltà e investimenti
Sul territorio, ha spiegato Scerra, alcune aziende sono state costrette a fermare le linee produttive per la mancanza di ordini. A pesare sono il calo della domanda, le difficoltà di approvvigionamento delle materie prime e le criticità infrastrutturali che penalizzano la Romagna.
Non mancano però segnali positivi legati agli investimenti sul territorio ravennate. Tra questi il progetto di cattura e stoccaggio della CO2 (CCUS) di Eni, che dopo la prima fase ha consentito in 12 mesi la cattura di circa 25 mila tonnellate di anidride carbonica poi iniettate in un pozzo di ex metano.
Attesa ora per la seconda fase del progetto, inserita tra le iniziative di interesse comunitario dell’Unione Europea. Scerra ha inoltre ricordato l’investimento da 100 milioni di euro di Eni Rewind nell’area di Ca’ Ponticelle e il nuovo impianto fotovoltaico realizzato da Eni Plenitude.
“Sono investimenti importanti per Ravenna – ha commentato Scerra – che vanno accompagnati da certezza normativa, soprattutto sulla gestione della CO2, dove oggi manca ancora una regolamentazione chiara”.
Calzaturiero del Rubicone, persi circa 200 posti di lavoro
Il fronte più delicato resta quello del distretto calzaturiero di San Mauro Pascoli, dove nell’ultimo anno sono stati persi circa 200 posti di lavoro.
Secondo i dati illustrati dalla Femca Cisl Romagna, il settore registra un calo occupazionale del 2,8% e una riduzione del 25% delle imprese attive rispetto al 2020.
“Parliamo di un patrimonio costruito in oltre un secolo di storia sul nostro territorio, che rischia di essere eroso dall’inerzia della burocrazia”, ha sottolineato Scerra, chiedendo “un piano straordinario e ammortizzatori sociali”.
Una possibile opportunità di rilancio può arrivare, secondo il sindacato, dal percorso per la candidatura dell’arte calzaturiera italiana a patrimonio Unesco.
Moda nel Riminese, il caso Aeffe e una crisi più ampia
Durante il Consiglio Direttivo è stato affrontato anche il tema della crisi del tessile e della moda nel Riminese, con particolare attenzione alla situazione del gruppo Aeffe, la maison con sede a San Giovanni in Marignano proprietaria anche dei marchi Moschino e Pollini.
Dopo la procedura per 221 esuberi aperta lo scorso inverno, con circa 120 licenziamenti già concretizzati, e la cassa integrazione ordinaria per oltre 400 lavoratori tra Romagna e Lombardia, l’azienda è impegnata nella ricerca di un nuovo socio industriale.
“Il caso Aeffe non è un fatto isolato per il nostro Riminese – ha detto Scerra –. Il tessile e la moda del nostro territorio vivono da tempo una fase di grande sofferenza. Servono strumenti strutturali per l’intera filiera locale, non soluzioni tampone caso per caso”.
Ceramica faentina, il nodo dei parametri ETS
Sul tavolo anche la situazione della ceramica faentina, coinvolta dalla revisione al ribasso dei benchmark europei del sistema ETS 2026-2030.
Secondo le stime citate dalla Femca, la modifica potrebbe comportare costi tra 70 e 120 milioni di euro l’anno per il settore, con possibili ricadute sulle aziende di Faenza, Castel Bolognese e Riolo Terme.
“Chi ha investito nella sostenibilità non può essere punito come chi non l’ha fatto”, ha ribadito Scerra, chiedendo una revisione dei parametri europei e un impegno delle istituzioni locali anche a Bruxelles.
Marinelli: “Serve una strategia coordinata”
A chiudere i lavori è stato Francesco Marinelli, segretario generale della Cisl Romagna.
“Quello che emerge oggi dalla Femca è lo specchio fedele del nostro territorio, che non può permettersi letture semplificate. Il Polo Chimico di Ravenna, il calzaturiero del Rubicone, il tessile riminese e la ceramica faentina sono pezzi dello stesso mosaico industriale romagnolo”.
Per Marinelli servono risposte immediate per i comparti più in difficoltà, una revisione dei parametri ETS e sostegno ai progetti di innovazione e transizione già avviati.
“Ma a queste richieste settoriali – ha aggiunto – va affiancato un impegno più generale sulle infrastrutture della Romagna, senza le quali nessuno di questi comparti potrà davvero competere”.


