Casa popolare, Cgil, Cisl e Uil alla Regione Emilia-Romagna: “Eliminare il requisito dei tre anni di residenza”
La Regione Emilia-Romagna si prepara a modificare la normativa sull’edilizia residenziale pubblica (Erp) per adeguarla alle recenti pronunce della Corte Costituzionale e dei tribunali. Una revisione che, secondo Cgil, Cisl e Uil Emilia-Romagna, insieme ai sindacati degli inquilini Sunia, Sicet e Uniat, rappresenta un passo avanti ma non risolve tutte le criticità.
Nel mirino delle organizzazioni sindacali resta il requisito della residenza anagrafica o dell’attività lavorativa stabile in Emilia-Romagna da almeno tre anni, che, secondo quanto emerso dalle interlocuzioni con la Regione, non verrebbe modificato.
«La modifica della normativa è necessaria e positiva, ma da quanto risulta lascerebbe immutato il requisito della residenza o dell’attività lavorativa da almeno tre anni. Si tratta di un requisito già più volte dichiarato incostituzionale perché incompatibile con la funzione di servizio sociale dell’Erp: la pregressa residenza non presenta alcun legame con lo stato di bisogno di chi chiede di accedere a un alloggio pubblico», sostengono Cgil, Cisl e Uil.
Le organizzazioni ricordano come la Corte Costituzionale sia recentemente intervenuta sulla normativa del Friuli Venezia Giulia, dichiarando illegittimo un analogo requisito di residenza, e richiamano anche una sentenza del Tribunale di Ferrara del 2021 che aveva ritenuto in contrasto con la Costituzione la previsione dei tre anni contenuta nella legge regionale.
Per i sindacati, il problema non riguarda soltanto l’assegnazione degli alloggi, ma l’accesso stesso alle graduatorie. «Non è più rinviabile l’eliminazione di questo requisito. Trattandosi di una condizione di accesso, impedisce non già di ottenere una casa, ma semplicemente di poterla chiedere, esprimendo un bisogno. Pone una barriera a monte, rendendo impossibile anche conoscere il reale fabbisogno abitativo del territorio».
Nel documento viene poi richiamata la situazione di crescente difficoltà sul fronte abitativo, tra carenza di alloggi, aumento dei canoni di locazione e incremento degli sfratti. «Siamo tutti consapevoli dell’impatto del disagio abitativo: case che non si trovano e, quando si trovano, hanno costi insostenibili, aumento degli sfratti e un contesto di crescente impoverimento. Questa condizione si contrasta aumentando gli alloggi Erp ed Ers disponibili e sostenendo la locazione calmierata, non conservando regole anacronistiche di accertata incostituzionalità», evidenziano.
Pur riconoscendo come positivo il confronto con la Regione sui principali provvedimenti in materia di politiche abitative, tra cui il Piano Sfitto Zero, la regolamentazione degli affitti brevi e il Fondo regionale per l’affitto, Cgil, Cisl e Uil chiedono un ulteriore passo. «Chiediamo con forza alla Giunta un atto di coerenza, integrando la proposta di modifica già formalmente avanzata, e all’Assemblea legislativa di approvarla eliminando definitivamente dalla normativa ogni profilo discriminatorio», concludono.


