Mare rosso-marrone nel litorale riminese. E’ la fioritura di un’alga equatoriale

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In merito alla particolare colorazione del mare rosso-marrone, notata nel litorale riminese, negli ultimi giorni, una nota di Arpae Emilia Romagna chiarisce che si tratta di una microalga Fibrocapsa japonica (Toriumi & Takano, 1973), appartenente alla famiglia delle Raphydophyceae, che vive in acque marine costiere poco profonde in diverse parti del mondo nella porzione compresa tra la fascia equatoriale e temperata“.

“La microalga probabilmente è stata introdotta nei mari italiani attraverso le acque di zavorra dei mercantili provenienti da mari extramediterranei – spiega in una nota Carla Rita Ferrari, Responsabile Struttura Oceanografica Daphne. È apparsa nella costa emiliano-romagnola nel 1988. Le fioriture (presenza di decine di milioni di microalghe per litro) colorano le acque di rosso-marrone, si manifestano nei mesi estivi (luglio e agosto) interessando i primi 300 metri della battigia. Le condizioni ideali per lo sviluppo di tale fioritura sono: elevate temperature dell’acqua (25-27°C) e mare calmo. La fioritura colora l’acqua con varie tonalità dal rosso al marrone. L’acqua si colora in poche ore a seguito del proliferare delle microalghe”.

“È sufficiente una mareggiata per disperdere il fenomeno – prosegue la Ferrari – . Può succedere che al mattino l’acqua risulti limpida o appena velata dalla classica torpidità, poi, verso mezzogiorno, la torpidità aumenta e l’acqua comincia a colorarsi, permanendo fino al tardo pomeriggio/sera e può spostarsi in funzione dei venti e delle correnti. Spesso il fenomeno si manifesta a giorni alterni. Il fenomeno in genere ha una durata di 1 o 2 settimane”.

“Non sono stati rilevati problemi di tossicità di questa microalga nei confronti dell’uomo e della fauna ittica, né effetti dannosi all’ecosistema ambientale. Gli unici inconvenienti sono dovuti all’anomala colorazione dell’acqua e a un incremento della viscosità dell’acqua causata dalla rottura delle microalghe (le microalghe contengono dei microinvolucri contenti sostanza oleose)” – conclude la Ferrari.

 

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