Rimini: col casco Tommy i piccoli pazienti di oncoematologia pediatrica si rilassano e accettano meglio le cure

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Far evadere i ragazzi dalle mura dell’ospedale mentre devono sottoporsi a dolorose terapie quotidiane, per immergerli in un mondo di fiabe ed immaginazione e facilitare il lavoro degli operatori che devono somministrare i trattamenti: è questo l’obiettivo con cui l’Istituto Oncologico Romagnolo e il GC Fausto Coppi, ente organizzatore della Nove Colli, hanno consegnato in data 3 dicembre 2019 al reparto di Oncoematologia Pediatrica dell’Ospedale Infermi di Rimini il dispositivo “Tommi”.

Un casco di realtà virtuale progettato per rilassare i giovani pazienti diminuendo la necessità di dover usare farmaci sedativi, riducendo stati d’ansia e stress e coinvolgendo anche genitori e medici per migliorare l’outcome del percorso di cura. Il progetto si inscrive nell’ambito dell’iniziativa #NoveColli4Children: una sfida all’interno della Granfondo più antica del mondo in cui un gruppo di ex campioni dello sport si mette alla prova sul circuito breve della cicloturistica di Cesenatico. 130 km da percorrere in meno di 4 ore: una lotta contro il tempo per assicurare allo IOR e ai bambini dell’Oncoematologia Pediatrica il massimo del contributo di beneficenza, ovvero 10.000 euro accordati dalla GC Fausto Coppi più altri 10.000 euro come premio messo in palio dallo sponsor Sportful.

La gara diventa così anche pretesto per accendere i riflettori durante la corsa su un’eccellenza tutta romagnola: il reparto dell’Ospedale Infermi di Rimini diretto dalla dott.ssa Roberta Pericoli, cui afferiscono tutti i piccoli pazienti del territorio. «Dal 2014 abbiamo preso in carico 147 tra bambini e ragazzi fino ai 18 anni – afferma proprio la dottoressa – 56 vengono dalla provincia di Rimini; 46 da quella di Forlì-Cesena; 32 da Ravenna; infine 13 da altre regioni, come le vicine Marche. A livello di risultati non è facile fare di meglio: grazie alla ricerca scientifica e a cure sempre più all’avanguardia circa l’80% dei pazienti pediatrici guarisce. Ciò su cui possiamo lavorare è la qualità di vita dei ragazzi all’interno del reparto, di modo che una volta terminata questa brutta avventura i loro ricordi siano legati non solo a prelievi e chemioterapia, ma anche a momenti piacevoli. In questo senso l’amicizia di IOR e Nove Colli ci ha permesso di portare avanti uno straordinario progetto di pet therapy e di attribuire borse di studio per far seguire direttamente a domicilio le lezioni che altrimenti i pazienti immunodepressi sarebbero costretti a perdere, rimanendo indietro rispetto ai coetanei. Siamo molto felici che da quest’anno si sia aggiunta la possibilità di utilizzare anche il casco TOMMI: l’ho provato personalmente e posso dire che si tratta di un’esperienza veramente rilassante. Si viene trasportati in un mondo completamente nuovo, tridimensionale, fatto di fiaba e di gioco, in cui la mente si immerge e il corpo si rilassa. Sono convinta che sarà un progetto che permetterà ai nostri bambini di aderire ancora meglio alle cure e si rivelerà molto efficace soprattutto per la somministrazione di quelle procedure più stressanti e dolorose».

Valentino Megale, CEO della Softcare Studios che ha sviluppato la tecnologia, durante la consegna del dispositivo ha spiegato che «la salute della persona dipende in buona parte anche dal benessere mentale, e questo è influenzato da ciò che il paziente percepisce intorno a sé, a maggior ragione quando parliamo di pazienti pediatrici. Vivere in ospedale rappresenta per loro un capovolgimento della routine quotidiana. TOMMI altro non è che un gioco in realtà virtuale che coinvolge tanto i ragazzi quanto i genitori, progettato per offrire una finestra attraverso cui guardare oltre le mura dell’ospedale immergendosi in questo ambiente fantasy grazie all’utilizzo di un visore. Al suo interno esistono diverse attività ludiche, che spaziano da quelle dedicate ai bambini più stanchi e indeboliti che possono interagire con l’ambiente circostante solo con l’utilizzo dello sguardo, a quelle che mettono alla prova le sue capacità cognitive, come la memoria. Altre ancora, infine, prevedono prove collaborative in cui il ragazzo gioca coi genitori, che ricordiamo non sono meno pazienti di lui: d’altronde, quando si ammala un figlio, è tutto il sistema-famiglia ad ammalarsi».

Il dispositivo è attualmente in dotazione presso pochi altri centri in Italia, mentre all’estero è stato scelto dalla University of Texas – Health Science Center di Houston.

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