Covid a Rimini. L’assessore Lisi: “Tra chi ha pagato il conto più alto ci sono senza dubbio i nostri anziani”

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“Tra chi ha pagato il conto più alto nella prima fase della pandemia sanitaria da Covid ci sono senza dubbio i nostri anziani – dichiara Gloria Lisi, assessore alla protezione sociale del Comune di Rimini – Una fascia di età più esposta che ha dovuto fare i conti con una doppia difficoltà, fisica e psicologica. Oltre alla naturale esposizione dovuta alla concomitanza di altre patologie e ad un sistema immunitario meno efficiente, si sono infatti sovrapposte le difficoltà psicologiche legate al sopravvenuto isolamento sociale dai parenti. La prima fase ha inoltre picchiato duro in Italia, seppur a macchia di leopardo, nelle strutture per anziani dove più facile è stata la diffusione del virus, in assenza di interventi di prevenzione immediata. Tamponi, dispositivi di sicurezza, divisione dei contagiati, sostegno al personale, sono state azioni necessarie che abbiamo intrapreso da subito, riuscendo a limitare i danni che, in altre parti di Italia, si sono invece abbattuti in tutta la loro tragicità”.

“Rimini e il distretto socio sanitario ripartono da qui, – avanza Lisi – dal tesoro che operatori, amministratori, medici e infermieri hanno acquisito sul campo, per ripartire con una fase due di prevenzione che ci permetta di farci trovare pronti da subito ad una nuova eventuale ondata di contagi. Cucire insieme sociale e sanitario, certo, ma anche tenere insieme strutture e famiglie, puntando su partecipazione,formazione e preparazione. Per questo partiremo a breve con una serie di progetti per tutto il distretto sanitario che andranno a potenziare e implementare quelli già in essere. Aldilà delle specifiche di ognuno di questi, il comune denominatore che li lega è quello della collaborazione tra strutture e famiglie, tra caregivers e familiari. La crescita pressoché costante di domanda di cura non si esprime in mera necessità di più servizi: richiede una organica integrazione tra ospedale e territorio, tra servizi domiciliari e residenziali, tra cure familiari e cure professionali, nonché una maggiore differenziazione e personalizzazione nella cura e nelle cure favorendo il più possibile la permanenza della persona anziana nel proprio contesto di vita. l’aumento esponenziale della popolazione anziana espone i territori ad una crescita di condizioni di fragilità, comportando necessariamente un ripensamento dei bisogni assistenziali”.

“Per questo, in una fase così critica si rende ancora più evidente la necessità di sostenere percorsi già intrapresi da tempo nel nostro territorio, come quelli relativi alla domiciliarità – conclude Lisi. –  Per questo, in attesa di intervenire come Distretto socio sanitario, Rimini ha già comunque diversificato la propria offerta di servizio, intervenendo anche sull’assistenza domiciliare, puntando non solo al necessario lavoro di cura sanitaria, ma anche alla formazione, al graduale passaggio di competenze tra caregivers e famigliari. Un rapporto che è continuato anche a distanza, durante il lockdown; ad esempio, nell’area delle demenze senili, attraverso collegamenti digitali e training online, gli anziani con l’aiuto dei propri cari e degli specialisti collegati hanno continuato il loro percorso di stimolazione e allenamento mentale.  Mettere insieme istituzioni, famiglia e territorio produce un circolo virtuoso che non è solo bagaglio tecnico ma anche paradigma culturale e consapevolezza sociale. Chiudo con un ricordo che, oltre ad avermi colpito nell’intimo, testimonia meglio di tante parole il valore che queste azioni hanno per i nostri anziani. Una persone a me cara che ha indicato di devolvere le offerte donate per il suo funerale al finanziamento di uno dei nostri progetti a sostegno delle demenze senili. Un gesto che va oltre e che ci testimonia l’importanza di arrivare al cuore dei nostri anziani, con cura e umanità, ricucendo non solo le ferite del corpo ma anche il rapporto con la socialità, con la famiglia, con la propria comunità”.

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