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Le Rubriche di RiminiNotizie - L'opinione

Aggressione agente. Sindacato Polizia Penitenziaria: “Nulla per ridurre rischio professionale”

Il segretario regionale Sinappe: "Speriamo che, a causa dell’inerzia dell’Amministrazione, non si debba in futuro tornare ad intitolare carceri italiane alla memoria di poliziotti vittime del servizio"

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Negli ultimi dieci giorni il personale di Polizia Penitenziaria ha subito, in regione, tre aggressioni (il giorno 8 il Comandante di Reparto di Reggio Emilia, il 17 giugno un altro collega sempre a Reggio Emilia e lunedì 18 un poliziotto a Rimini), mentre altro personale in divisa più il Direttore dell’Istituto si sono infortunati sabato mattina presso l’IPM di Bologna nel tentativo di contenere una violenta rissa tra detenuti di diverse etnie. 

Come detto, una delle suddette aggressioni, si è verificata lunedì 18 presso la Casa Circondariale di Rimini, ove un carcerato di origine magrebina ha aggredito brutalmente e senza alcuna apparente motivazione un Poliziotto Penitenziario prendendolo a calci e pugni, prima dell’intervento di altro personale in divisa richiamato dalle grida di aiuto del malcapitato collega. Il Poliziotto vittima dell’aggressione è stato successivamente accompagnato presso il Pronto Soccorso del nosocomio cittadino dove è stato giudicato guaribile in 7 giorni salvo complicazioni, per una forte contusione al gomito ed ecchimosi e graf agli arti superiori.

Nell’esprimere solidarietà al collega vittima della suddetta selvaggia aggressione, che poteva avere conseguenze drammatiche se non fosse intervenuta un’ulteriore aliquota di personale a fermare l’incontenibile rabbia dell’animalesco aggressore, questa Organizzazione Sindacale, ancora una volta è a denunciare con forza come, alle molteplici modifche delle modalità custodiali, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria non abbia fatto seguire adeguate iniziative volte a ridurre il “rischio professionale” a cui va incontro quotidianamente il personale di Polizia Penitenziaria, se non una scarna circolare di recente emanazione (12/06/2018), a frma del Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, attraverso la quale si raccomanda il personale in divisa “ad usare ogni più opportuna cautela e attenzione al fne di preservare la propria incolumità personale, in primis, nonché la sicurezza dell’istituto” (roba da non credere), oltre a rivolgere alle Direzioni degli Istituti Penitenziari un vacuo invito a rappresentare eventuali necessità d’incremento d’organico, come se il Dipartimento non fosse già a conoscenza della drammatica carenza di personale soferta nelle carceri del Nord Italia, ed altre sterili raccomandazioni ad attuare la normativa vigente in tema di gestione del detenuto, anche dal punto di vista disciplinare.

L’auspicio resta pertanto lo stesso che stiamo esprimendo in ogni nostro pubblico grido d’allarme e cioè che, a causa dell’inerzia dell’Amministrazione, non si debba in futuro tornare ad intitolare Carceri italiane alla memoria di poliziotti vittime del servizio, come in un lontano passato accadeva con inaccettabile frequenza.

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