L’Ugl di Forlì-Cesena-Rimini e Ravenna invita a votare ‘No’

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In vista del referendum costituzionale che si svolgerà in tutta Italia domenica 20 e lunedì 21 settembre l’Ugl nazionale e l’Ugl di Forlì-Cesena-Rimini e Ravenna invitano a votare ‘No’.

“Dopo l’esperienza del “Comitato lavoratori per il No” del 2016 – riporta la nota di Filippo Lo Giudice, segretario Ugl di Forlì-Cesena-Rimini-Ravenna –  che ci vide anche in Romagna in prima linea, ancora una volta, ci troviamo a dover difendere i cardini istituzionali contro i prevedibili e dannosi assalti politico-ideologici. Adesso si propone un taglio lineare dei parlamentari, non supportato preventivamente da una modifica della legge elettorale che ne ammortizzi ed armonizzi l’eventuale contraccolpo. Così da prefigurare il caos politico tra partiti e movimenti chiamati a legiferare ed un salto nel vuoto assoluto per i cittadini in caso di elezioni anticipate”

“Riducendo i parlamentari e riparametrando (cioè ampliando) i collegi elettorali – prosegue la nota – i cittadini perderanno il contatto territoriale con gli eletti e diventerà un sogno l’interlocuzione con i parlamentari, perché non essendo più espressione politica diretta della società ma delle oligarchie che presenteranno le liste, deputati e senatori non sentiranno più il bisogno di confrontarsi con i cittadini, i lavoratori e gli strati sociali delle nostre realtà, ma dovranno solamente interfacciarsi con i leader dei partiti. Candidarsi al parlamento diventerà un’opzione soltanto per chi se lo potrà permettere o per le personalità scelte dalle lobby, visto che per sostenere una campagna elettorale nei nuovi maxi-collegi saranno necessarie risorse economiche ingenti. A Forlì e Cesena non avremo più i casi di operai o disoccupati eletti al parlamento come già capitato dal Dopoguerra ad oggi, sarà roba soltanto per ricchi. E sarà anche un colpo durissimo alla democrazia rappresentativa e costituzionale come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi”.

“Inoltre, parlare di ‘risparmio’ proponendo un taglio dei parlamentari – prosegue la nota – con il mantenimento dell’attuale bicameralismo e della busta paga dei deputati e senatori è quanto di più demagogico si possa proporre   all’ opinione pubblica. Prima di tutto perché questo ‘pseudo risparmio’ colpisce il sistema democratico e non i reali costi della politica, e poi perché non abbatte le indennità, i rimborsi ed i benefit vari concessi ai parlamentari ed ai partiti senza mettere mano ai costi di funzionamento, faraonici, di Palazzo Madama e Montecitorio”.

“Chiediamo dunque di votare ‘No’, pur rispettando le sensibilità di chi in buona fede la pensa diversamente, auspicando che già dal 22 settembre si possa tornare a parlare di riforme compiute e condivise per l’applicazione di tutti quegli articoli della Costituzione che difendono e incentivano il lavoro e lo sviluppo fino ad oggi rimasti lettera morta” termina la nota.

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