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ROMAGNA E ROMAGNOLI NEL MONDO / 46 / I ravennati Vincenzo Gallina e Pietro Gamba in Grecia per la libertà e l’indipendenza dell’Ellade

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Quest’anno, 2021, è stato celebrato in Grecia il secondo centenario della liberazione e indipendenza dalla dominazione ottomana, che ebbe avvio nel 1821. La data tradizionalmente scelta per la celebrazione è quella del 25 marzo, seguendo la strada tracciata dalla Leggenda di Santa Laura, secondo cui proprio il 25 marzo 1821 l’arcivescovo di Patrasso, Germanos, issò sul monastero di Santa Laura di Kalàvrita la bandiera rivoluzionaria.

Indipendenza greca

L’occasione dell’insurrezione greca contro il dominio ottomano si verificò il 7 marzo 1821 con la proclamazione dell’indipendenza della Moldavia da parte del generale Alexandros Ypsilanti (1792-1828) e la marcia su Bucarest. L’obiettivo era l’occupazione della Valacchia e dell’intera area meridionale dei Balcani. Il 3 aprile 1821, dunque, la rivolta investì il Peloponneso e si estese rapidamente nell’Egeo. Nel frattempo Theodoros Kolokotronis, con la sua flotta, sbaragliò i Turchi a Baltetsi, liberando le coste del Peloponneso, mentre i rivoltosi erano pronti a sferrare l’attacco sulla terraferma puntando su Atene. Ma qui iniziarono le difficoltà, a causa della resistenza turca e della impreparazione dei patrioti greci. Il 25 marzo, giorno della Pasqua ortodossa, l’arcivescovo di Patrasso, Germanos, lanciò un appello alla rivolta dal convento di Aghia Lavra, ma il 10 aprile il patriarca ecumenico Grigorios venne impiccato dai Turchi a Istanbul sulla porta della cattedrale ortodossa, proprio nel cuore del quartiere Fanar.

Il 9 aprile il Consiglio di Massenia, formato dalle società segrete, rivolse un appello a tutte le nazioni civili d’Europa perché prestassero aiuto alla causa greca. Nelle principali città francesi, inglesi e dell’Italia settentrionale nacquero comitati di sostegno alla rivolta greca, e molti partirono per l’Egeo con l’intento di dare un segno concreto di solidarietà e un contributo fattivo alle battaglie per la libertà e l’indipendenza dell’Ellade.

Indipendenza greca

Indipendenza greca

Nea Epidavros: il monumento all’Indipendenza e alla Costituzione della Grecia

Nel giugno dello stesso anno un gruppo di ufficiali italiani, dal porto di Trieste, si imbarcò per la Grecia, sotto la guida del francese Baleste, mentre dal porto di Livorno si caricavano fucili e munizioni. Sempre da Livorno, nello stesso periodo, si registrò una partenza di giovani studenti, provenienti soprattutto dal Piemonte. Nel settembre del 1821 un altro gruppo di ufficiali italiani arrivò nel Peloponneso, pronto ad offrire non solo il proprio servizio armato ma anche assistenza medica, e a gestire l’organizzazione dei rifornimenti e l’amministrazione. Su una nave che da Livorno, attraverso Marsiglia, arrivò a Missolungi nel luglio del 1821, si trovavano Alexandros Mavrokordatos, Andreas Luriotis, stretto collaboratore del primo, membro della “Filikì Eteria”, e il carbonaro ravennate Vincenzo Gallina (questo personaggio, anche se la sua città, Ravenna, gli ha dedicato una strada, è in realtà poco conosciuto e meriterebbe maggiore attenzione).

Il 1° gennaio 1822, 13 gennaio per il calendario greco, i 59 rappresentanti dei principali territori greci si riunirono a Epidauro, dando vita a una sorta di Assemblea Nazionale, e approvarono il testo della Costituzione delle Grecia libera e indipendente.

Il testo di quel fondamentale documento fu redatto da Alexandros Mavrokordatos e da Theodoros Negri con la determinante collaborazione (o molto probabilmente per la maggior parte) da un italiano, e precisamente dal citato Vincenzo Gallina (1795-1836), membro del Consiglio Supremo della Carboneria della Romagna. Scrive in proposito Carlo Francovich: «Sembra che l’artefice di questa prima costituzione greca – ricalcata su quella spagnola del 1812 e di conseguenza su quella napoletana del 1820 – sia proprio un italiano, il patriota ravennate Vincenzo Gallina, che della costituzione napoletana si mostrava ben informato nelle discussioni della direzione settaria romagnola» (C. Francovich, Il movimento filellenico in Italia e in Europa, in Indipendenza e unità nazionale in Italia ed in Grecia, Convegno di studio, Atene, 2-7 ottobre 1985, a cura di G. Spadolini, Olschki, Firenze 1987, pp. 1-23: 7). Gallina, nel 1818, insieme ad altri “settari” dello Stato Pontificio, aveva tramato per un eventuale passaggio della Romagna al granducato di Toscana; nel biennio rivoluzionario 1820-1821, impegnato nella preparazione di un piano insurrezionale delle Romagne, fu costretto all’esilio in seguito all’esito infelice di questi tentativi.

La prima fase dell’ondata filellenica, caratterizzata da un afflusso spontaneo di democratici, di politici, di proscritti italiani e tedeschi, presenta delle notevoli differenze rispetto alla seconda degli anni 1823-1827. Nel 1823 infatti, con il riconoscimento da parte dell’Inghilterra della causa degli insorti greci e con l’istituzione, a Londra, del London Greek Committee, al quale aveva aderito anche l’Italia, e con l’arrivo in territorio greco dei finanziamenti promossi dal comitato ed emessi dal Governo inglese, si apre una seconda stagione del movimento filellenico europeo ed italiano, che si qualificava per la presenza di alcuni esponenti di una classe più agiata e più colta.

Nel 1823, insieme al suo giovane amico anch’egli poeta, il conte ravennate Pietro Gamba, arrivò a Missolungi il celebre poeta inglese lord George Gordon Byron con un corpo militare chiamato “Brigata Byron”, cui affluiscono volontari d’ogni parte d’Europa.

Pietro Gamba e Lord Byron

Pietro Gamba e Lord Byron

La lotta dei greci per l’indipendenza effettiva si protrasse per un decennio, segnato anche dalle discordie tra opposte fazioni, e fu scandita da orrori, come avvenne nell’isola di Chio e a Missolungi, riconquistate dai turchi, spintisi poi a riprendere l’Attica e la stessa Atene, seminandovi il terrore. Dopo vari e inconcludenti trattati (1827-1828) e la vittoria navale franco-anglo-russa a Navarino (20 ottobre 1827), finalmente le potenze europee addivennero al Protocollo del 3 febbraio 1830 che instaurò in Grecia la monarchia costituzionale; nel 1832 la corona fu assegnata a Ottone di Wittelsbach, figlio di Luigi I di Baviera.

A Missolungi, il 19 aprile 1824, morì lord Byron, che come abbiamo già detto aveva raggiunto il suolo ellenico per unirsi agli indipendentisti insieme a Pietro Gamba (1800 o 1801-1827), fratello di Teresa Gamba Guiccioli, la giovane amante ravennate del lord inglese. Byron scriveva del Gamba alla contessa di Blessington: «È uno dei più giovani, più valorosi, più amabili, e più affezionati che io abbia mai conosciuto (…). È il mio punto d’appoggio per la Grecia, perché io so bene che non mi ingannerà e non mi deluderà». E la contessa dirà di lui, dopo averlo conosciuto: «Egli è dolce, affettuoso, amabile, delicato, sinceramente devoto a Byron, pieno di sogni di gloria, di Grecia. Figura e fisionomia simpaticissima».

Byron

Byron a Missolungi

Pietro Gamba fu vicino a Byron negli ultimi momenti della sua vita e si occupò di portare le sue spoglie in Inghilterra, prima di tornare nel paese ellenico, alla fine dello stesso anno, come rappresentante di un un Comitato di filelleni di Londra che inviavano la somma di 60.000 sterline al Governo nazionale greco. Nel corso di questa delicata missione si ammalò di tifo e morì verso la fine del 1827. Scrisse di lui Corrado Ricci: «La sua poesia più bella fu la stessa sua vita, poesia accresciuta dalla nobile bellezza del suo aspetto e dal divino incanto del morire giovane».

Vincenzo Gallina, una volta lasciata la Grecia, si spostò a Costantinopoli, poi in Russia e in Georgia, prima di giungere in Egitto (cfr. E. Michel, Esuli italiani in Egitto, 1815-1861, Domus Mazziniana, Torino 1958), dove a quanto pare fu segretario privato del Vice-re. Morì ad Aleppo, in Siria, mentre visitava quel paese insieme al Vice-re egiziano. Secondo la maggior parte delle fonti ciò avvenne nel 1842, ma in realtà, come risulta da attendibili documenti d’archivio, la data della sua morte è il 25 ottobre 1836.

Per approfondire

P. Gamba, Relation de l’expédition de Lord Byron en Grèce par le Comte Pierre Gamba ex Lieutenant Colonel de la Brigade grecque organisée et commandée par Sa Seigneurie, Peytieux, Paris 1825.

C. Finley, History of the Greek Revolution, William Blackwood and Sons, Edimburgo – Londra 1861.

D.A. Farini, L. Rava, La Romagna dal 1796 al 1828, Società Editrice Dante Alighieri, Roma 1899.

P.D. Pasolini, Ravenna e le sue grandi memorie, Loescher, Roma 1912.

L. Miserocchi, Ravenna e Ravennati nel Secolo XIX, Società Tipo-Editrice Ravennate e Mutilati, Ravenna 1927.

E. Michel, Esuli italiani in Egitto, 1815-1861, Domus Mazziniana, Torino 1958.

W. St. Clair, That Greece might still be free, Philhellenes in the war of Indipendence, Oxford University Press, London 1972.

D. Dakin, The Greek Struggle for Indipendence 1821-1833, University of California Press, Berkeley – Los Angeles 1973.

Risorgimento greco e filellenismo italiano: lotta, cultura, arte, a cura di C. Spetsieri Beschi e E. Lucarelli, Edizioni del Sole, Roma 1986.

C. Francovich, Il movimento filellenico in Italia e in Europa, in Indipendenza e unità nazionale in Italia ed in Grecia, Convegno di studio, Atene, 2-7 ottobre 1985, a cura di G. Spadolini, Olschki, Firenze 1987, pp. 1-23.

M. Isabella, Risorgimento in esilio. L’internazionale liberale e l’età delle rivoluzioni, Laterza, Roma-Bari 2011.

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