Nuove superfici commerciali a San Giovanni in Marignano, anche la Confesercenti dice no

Il presidente provinciale Fabrizio Vagnini: "Serve un ripensamento o si andrà alla distruzione del tessuto commerciale locale"

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“Il giudizio di Confesercenti è decisamente negativo, e mi auguro che in Conferenza dei servizi vi sia un ripensamento sul piano per la realizzazione di nuove superfici commerciali a San Giovanni in Marignano”. E’ netta la posizione di Fabrizio Vagnini, presidente provinciale di Confesercenti Rimini, sul progetto di realizzazione di due grandi contenitori commerciali e di un centro vendita alimentare per un totale di oltre 10mila metri quadri di superficie lungo via Al Mare. 

“Siamo consapevoli del fatto che queste previsioni di metrature risalgano ormai al 2000 e che vi siano dei diritti acquisiti – afferma Vagnini -. Ma è evidente che da allora il mondo è cambiato notevolmente dal punto di vista commerciale, si pensi solo al boom dell’e-commerce. Sul territorio riminese, da nord a sud, abbiamo già visto cosa è accaduto a Bellaria con le polemiche per la previsione di un nuovo outlet, a San Marino dove è tutto pronto per il Polo del lusso con i suoi 130 negozi ancora in attesa di partire, a Riccione dove in zona artigianale lo scorso anno è stato destinato il 50% al commerciale e Misano dove due anni fa erano state previste ulteriori superfici, ancora ferme”.

Vagnini sollecita gli enti locali a ripensare il modello e il ruolo del commercio nell’economia del territorio. “Il commercio è una componente importante del turismo e deve rappresentare un’offertà di qualità. La realizzazione degli ipermercati ha già causato troppi danni al tessuto commerciale, in cui gli esercenti locali non riescono più a stare sul mercato e vengono sostituiti da bazar e market stranieri, dequalificando progressivamente l’offerta”.

E non si può pensare di sacrificare il commercio locale, conclude il presidente di Confesercenti, sull’altare delle opere di urbanizzazione realizzate con i centri commerciali. “Le nuove superfici commerciali andrebbero a distruggere il tessuto commerciale, che significherebbe anche impoverire gravemente il tessuto sociale. Gli enti locali possono realizzare rotonde, cavalcavia e opere pubbliche presentando buoni progetti in Regione e chiedendo finanziamenti, e mi auguro che possa accadere anche in questo caso”.

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