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Annata agraria 2022: tra obbligo vaccinale e rincari, in crisi il settore. Bonvicini (Confagricoltura ER): “Serve sostegno dal Governo”

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«Manodopera e obbligo vaccinale over 50; rincari di luce e gasolio; mezzi tecnici irreperibili: servono correttivi urgenti per l’avvio dell’annata agraria 2022, un aiuto concreto da parte delle istituzioni e soprattutto abbiamo bisogno di una strategia di tutela del nostro patrimonio agricolo e agroalimentare, con misure strutturali a supporto delle imprese». Lo afferma a chiare lettere il presidente di Confagricoltura Emilia Romagna, Marcello Bonvicini, che sottolinea pure, mettendo le mani avanti, che nel 2023 scatterà la nuova Pac e sarà una vera batosta per gli agricoltori visto il drastico taglio delle risorse complessive.

Bonvicini riassume così gli ostacoli alla ripresa delle attività nei campi. «Punto primo: bene l’obbligo vaccinale over 50 per garantire la piena sicurezza negli ambienti di lavoro, ma ciò significa che, nel 2022, più di 15.000 operai agricoli dipendenti su un totale di 43.000, in Emilia-Romagna, dovranno presentarsi al lavoro muniti di Green Pass rafforzato quando circa il 40% è di origine straniera. Quindi oltre ai lavoratori no vax, ci sono anche coloro che nel proprio paese (la stragrande maggioranza proviene infatti dall’Est Europa), hanno magari ricevuto un vaccino non riconosciuto dalle autorità sanitarie europee». Secondo Bonvicini, la problematica richiede una soluzione in tempi brevi.

«Secondo: gli imprenditori agricoli e gli allevatori mostrano bollette della luce con costi raddoppiati se non addirittura triplicati rispetto all’anno scorso. È necessario prorogare subito tutte le misure del DL Liquidità a favore delle imprese e sollecitare le Istituzioni UE a ripristinare le flessibilità inizialmente consentite dall’Autorità Bancaria Europea in materia di trattamento dei crediti soggetti a misure di concessione», chiede Bonvicini riprendendo l’appello lanciato al Governo dal presidente dell’Associazione Bancaria Italiana, Antonio Patuelli, e condiviso dal numero uno di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti.

La crisi di liquidità, oltretutto, blocca gli investimenti aziendali previsti. «I viticoltori pronti a fare nuovi impianti, peraltro già autorizzati, non possono affrontare incrementi percentuali di spesa fino al 50%. Sono schizzati i prezzi del materiale, dai pali ai fili fino ai tubi e alle manichette indispensabili per realizzare nuovi sistemi di irrigazione».

Non solo, il caro prezzi crea effetti a catena con danni incalcolabili. «Gli agrofarmaci hanno subito forti rincari e sappiamo quanto sia importante la difesa delle colture per il nostro territorio ad alta vocazione frutticola. Non si trovano neppure – aggiunge il presidente di Confagricoltura Emilia Romagna – concimi insostituibili per fare crescere le piante perché dall’estero non arrivano (in particolare quelli azotati, potassici e fosfatici, che sono quasi tutti di importazione), persino gli stabilimenti locali di fertilizzanti urea sono costretti a sospendere l’attività a causa dell’aumento dei costi energetici».

A preoccupare è poi l’incubo della peste suina africana dopo il primo caso accertato in un allevamento piemontese. «Da tempo Confagricoltura si batte per ottenere una efficace politica di contenimento della fauna selvatica che danneggia ogni anno coltivazioni e raccolti, invocando specifici interventi contro il proliferare del numero di ungulati che sono il principale vettore di trasmissione della peste suina. Ben poco è stato fatto finora e gli allevamenti di maiali da proteggere in Emilia-Romagna – conclude Bonvicini – sono più di un migliaio».

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