Nicola Zingaretti conquista il popolo Pd: “chiudiamo la stagione dell’odio, restiamo uniti e cambiamo l’Italia”

È stata una festa nella festa il comizio finale della Festa nazionale dell’Unità di Ravenna. Con due protagonisti su tutti: il popolo Pd e Nicola Zingaretti. Il primo ha ritrovato l’orgoglio e l’entusiasmo perduto, il secondo ha conquistato il suo popolo e definitivamente s’impone come leader del partito. Questo ci dice la fotografia della giornata finale della kermesse di Ravenna.

Ravenna anche questa volta in effetti fa la sorpresa: un anno fa, fece capire che il Pd non era morto dopo la batosta del 4 marzo 2018, qui suonò la carica per la riscossa. Oggi, Ravenna lascia intendere che il partito è unito ed entusiasta attorno al suo gruppo dirigente, e ha scelto Nicola Zingaretti come sua nuova guida nella difficile sfida del governo e per costruire il futuro. I prossimi mesi ci diranno se c’è anche un altro Pd che non vuole Zingaretti o, addirittura, come molti dicono, se c’è chi si appresta già a fare un nuovo partito. Quel che è certo è che, chiunque abbia in testa questa opzione non avrà vita facile a spiegare alla gente che era alla festa di Ravenna – e a tutti coloro che invocano un Pd unito e rinvigorito – perché bisogna tornare a dividere ciò che la base vuole tenere insieme.

LA CRONACA

Arrivano in diverse migliaia i militanti, gli elettori e i simpatizzanti del Pd ad ascoltare il rito laico del comizio di chiusura. Che per una volta, quanto a entusiasmo, assomiglia a quelli di una volta. Certo, allora c’era molta più gente, ma erano anni luce fa secondo i tempi della politica. A Ravenna, sotto il grande tendone, ci sono tanti cartelli con i colori dell’Italia, dell’Europa e il simbolo del Pd. Si fanno le prove di scenografia. S’intona Bella Ciao e per un po’ si sente anche Bandiera Rossa.

Poi arrivano i dirigenti e gli oratori e tutti a modo loro calcano soprattutto sui temi dell’unità del partito, tessono le lodi di Nicola Zingaretti che ha saputo tenere insieme il Pd in una prova difficile, e attaccano la destra di Salvini polo antagonista del Pd, polo della negatività, dell’odio e della regressione che il Pd intende combattere per aprire una pagina nuova per l’Italia.

Comincia Alessandro Barattoni, segretario di Ravenna, padrone di casa. Poi tocca a Ouidad Bakkali, vice segretaria regionale, quindi a Paolo Calvano segretario regionale Pd. Il Sindaco di Ravenna Michele de Pascale scalda la platea dicendo, quasi urlando, “non saremo mai il partito di un uomo solo al comando”, dopo avere espresso il proprio appoggio all’azione di Zingaretti. Le sue parole sono subissate dagli applausi.

Tocca al Presidente della Regione Stefano Bonaccini che lancia un monito al gruppo dirigente: “Non mettetevi a litigare, non ne possiamo più” prendendosi scroscianti applausi. Poi parla dell’Emilia-Romagna e delle ormai prossime elezioni e snocciola tutto l’orgoglio di una regione civile, moderna e in crescita, parla del modello dell’autonomia emiliano-romagnola che non spacca l’Italia e chiude con una frase ad effetto, per scaldare i cuori dei cittadini della regione: “Se l’Italia si chiamasse Emilia-Romagna sarebbe un paese migliore.”

Nicola Zingaretti

LE PAROLE DI NICOLA ZINGARETTI

Il segretario nazionale del Pd comincia con i ringraziamenti di rito fra gli applausi, quasi subito una persona si sente male, lui si ferma, chiama i soccorsi al microfono, “è il caldo” dice. Il comizio riprende. ”È successo qualcosa in agosto. È tornato il tempo di alzarsi in piedi. – grida al microfono – La storia non è già scritta, la possiamo scrivere noi. Adesso si cambia tutto, dobbiamo cambiare, voltare pagina anche rispetto alla regressione culturale e del linguaggio imposta dalla destra. Basta con questo imbarbarimento! Si chiuda la pagina del populismo! Chiudiamo la stagione dell’odio!

Sul governo con il M5S taglia corto: non è un tradimento del voto popolare: “Il governo giallo-verde è stato costituito in Parlamento fra la prima e la terza forza politica, il nuovo governo Conte è stato costituito in Parlamento fra la prima e la seconda forza politica.”

Poi rivolto ai Cinque Stelle promette e chiede “lealtà” e “rispetto” per costruire insieme una pagina nuova per l’Italia. Non si nasconde le differenze e le difficoltà a mettere insieme due forze così diverse, che si sono cambattute fino a ieri. Ma dice che questa è la sfida: confrontarsi per costruire una sintesi nell’interesse del paese, con l’ambizione di cambiare l’Italia. Perchè il programma del nuovo governo Conte “non è un contratto fra due programmi separati” ma un programma unitario da realizzare insieme, appunto.

Parla di umiltà e di capacità di ascolto per stare fra la gente, per capirne i problemi e per cercare di dare le risposte di cui la gente ha bisogno. Perchè la differenza con la destra è questa, dice: “La destra cavalca e strumentalizza le paure e i problemi delle persone, noi invece i problemi li risolviamo. Dobbiamo trovare le risposte che servono.”

Nicola Zingaretti

 

Il passaggio sull’unità del partito è fra i più applauditi: “Ce l’abbiamo fatta, abbiamo combattuto tutti uniti. Finalmente nel Pd si è affermato il primato del noi e si è fermata l’ossessione dell’io. L’unità è la precondizione per contare e per cambiare la storia.”

Parla della sfida per costruire il futuro (l’Europa, la crescita economica, l’innovazione dello Stato), parla dei valori e qui nel suo discorso ci sono due passaggi molto applauditi sulla difesa dei diritti democratici: “In Italia c’è il reato di apologia di fascismo non il reato di apologia di antifascismo” riferendosi alla vicenda dell’insegnante di Palermo, mentre sul decreto Pillon aggiunge: “mai l’Italia tornerà indietro a principi di stampo medievale”.

Cita le tasse Zingaretti ma chiarisce subito che lui le vuole tagliare ai redditi più bassi, poi parla della sicurezza e dice che prima di tutto la battaglia per la sicurezza si fa lottando contro le mafie, contro la corruzione e dando più mezzi alle Forze dell’Ordine. Sull’autonomia dice che quella proposta dall’Emilia-Romagna va bene perchè non distrugge l’unità del Paese.

Nella parte finale il nocciolo duro, più importante, del discorso del segretario Pd, quando fa un parallelo fra gli anni ’20 del Novecento – gli anni bui del fascismo e della nascita del nazismo – e gli anni ’20 del nostro secolo. Se accettiamo la sfida delle idee, se non facciamo vincere la “pigrizia”, se non ci accontentiamo di “essere tornati al governo” dice Zingaretti “gli anni ’20 che si aprono fra pochi mesi possono avere il nostro segno” perchè “devono essere gli anni della rivoluzione democratica sovranazionale, degli Stati Uniti d’Europa e dell’elezione diretta del Presidente dell’Europa.”

Gli anni della rivoluzione verde, continua Zingaretti, gli anni della giustizia sociale e della lotta contro le disuguaglianze. Gli anni dei diritti per tutte le persone, a partire dalle donne.

Chiude citando un sondaggio secondo il quale il Pd è tornato ad essere il partito più votato dai giovani e grida fra l’entusiasmo del pubblico: “Non vogliamo e non dobbiamo deludervi mai più”.

Alla fine tanti tanti applausi. Abbracci. Pacche sulle spalle. Zingaretti stringe mani e fa il giro degli stand come da tradizione. La gente se ne va soddisfatta. La connessione sentimentale fra base e vertice è piena. Per oggi va bene così. Domani si ricomincia. Domani è un altro giorno. Ma l’impressione è che qualcosa a Ravenna sia successo. Il Pd ha trovato un nuovo leader. Non dice io, io, io. Preferisce dire noi. E a questi militanti piace proprio così.

Nicola Zingaretti
Nicola Zingaretti
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