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Associazioni Animaliste: In Emilia Romagna cacciatori “liberi tutti”. Ok dalla Regione per sparare ai cinghiali fuori comune e regione

La Regione Emilia Romagna con il placet della Prefettura di Bologna ha dato il via libera ai cacciatori: mentre i comuni cittadini sono sottoposti a tante restrizioni, i cacciatori possono spostarsi da un Comune all’altro e anche da una Regione all’altra per uccidere i cinghiali, anche col metodo della braccata che comporta lo spostamento di gruppi fra 15 e 40 cacciatori. Come sarà possibile controllare che non avvengano assembramenti?

Sì, avete letto bene: le disposizioni anti Covid impediscono ad un figlio di recarsi dall’anziana madre residente in un altro Comune e prevedono che si possa entrare dal fornaio sotto casa uno alla volta, con file che, fra distanziamento e tutto, fanno il giro dell’isolato; ma allegre brigate di individui armati di fucile hanno il diritto di scorazzare per i boschi.

Quali improrogabili e fondamentali necessità hanno motivato tale decisione?
I “danni psicologici” che i cacciatori dichiarano di subire per la sospensione della caccia?
L’amore per la natura da parte di chi la frequenta solo armato fino ai denti?
L’aumento del numero di cinghiali?

Vero è che la caccia invocata come strumento di contenzione è invece la causa della proliferazione di questa specie nel nostro territorio dove i cinghiali estinti da un secolo sono stati introdotti proprio dai cacciatori. Sempre i cacciatori fanno in modo che si mantengano prolifici con pasturazioni tramite spargimento di foraggio nei boschi e anche lungo margini di strade quando d’inverno la penuria di cibo ridurrebbe in via naturale il loro numero. Questa attività è abusiva, ma le segnalazioni e denunce sono frequenti. Ultimo solo in ordine di tempo, il provvedimento ai danni di quattro cacciatori denunciati dalla sezione LAC Toscana.

Gli agricoltori, invocando la caccia, si rivelano i peggiori nemici di se stessi: è proprio la caccia, ovvero la necessità di avere molti cinghiali a cui sparare, che motiva squadre di cacciatori a dar vita a veri e propri allevamenti abusivi a cielo aperto di cinghiali per poi rilasciarli in vista del Luna park di carneficina a partire dal mese di novembre; anche l’aberrazione di rendere più fiduciosi gli animali con cibo, di abituarli alla presenza dell’uomo, di offrire loro un falso senso di sicurezza, pregustando poi il momento di impallinarli, la dice lunga sul profilo morale e psichico di certi individui.

Anche il pretesto della lotta alla diffusione della Peste suina africana addotta come giustificazione di gite fuori porta per chi imbraccia un fucile non regge: è un argomento che in un periodo come questo può fare leva sulle paure di cittadini poco informati, ma la Peste suina non colpisce l’uomo, ma solo suini e cinghiali.
Ci chiediamo: siamo certi che le carcasse dei poveri animali uccisi siano smaltite correttamente?

Inoltre, se mai questa pandemia ci avesse insegnato qualcosa, avremmo dovuto imparare che sono proprio le attività umane a costituire pericolo di passaggio di virus dall’animale all’uomo.
Ce lo insegna anche l’ultimo rapporto pubblicato qualche settimana fa dall’IPSEB (Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services), massima autorità scientifica su natura e biodiversità: vi è sottolineato infatti come il “rischio di pandemie può essere notevolmente ridotto contenendo le attività umane che causano la perdita di biodiversità, aumentando il livello di conservazione della natura e allargando l’estensione delle aree protette esistenti, creandone delle nuove”.

Ricordiamo le parole del prof. Andrea Crisanti durante l’intervento al Festival del futuro di Verona il 20 novembre: “Tutti i virus hanno colpito il mondo nel momento in cui i nostri antenati si sono dedicati all’allevamento degli animali e sono entrati in contatto con una nicchia ecologica diversa. Se invadiamo la nicchia ecologica di altri animali il “salto” di specie aumenta. Per diversi decenni nessuna pandemia è stata importante, a parte alcune variazioni del virus dell’influenza. Il salto di specie è un fenomeno già accaduto in passato, e anche di recente come per l’HIV o la sifilide. Quello che stiamo facendo distruggendo foreste tropicali o uccidendo animali selvatici per nutrimento, facilita invece il salto di specie”.

In conclusione, ci chiediamo se la Regione Emilia Romagna intenda seriamente sostenere che il via libera ai cacciatori ovunque non costituisca un azzardo dal punto di vista sanitario, e che l’invasione di nicchie ecologiche sia davvero una buona idea per contenere la diffusione di epidemie; riteniamo che chi governa dovrebbe avere la lungimiranza di tutelare seriamente l’ambiente e la salute dei cittadini, e non gli interessi di caste ristrette e privilegiate come i cacciatori che sono meno dell’1% della popolazione, ma che hanno diritti superiori a tutti gli altri cittadini, perfino quella di praticare un’attività che provoca diverse decine di morti e più di 100 feriti all’anno.

Le Associazioni:

Animal Liberation
C.L.A.M.A. Ravenna
Cruelty Free
Lega del Cane Bologna
LAC Bologna
Lav Bologna
Oipa Ferrara

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