Centri estivi al via dal 22 giugno. Giunta Rimini approva criteri e modalità per il 2020

Più punti per l’accesso ai lavoratori impegnati nel contrasto al Covid, stagionali e disoccupati.

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22 giugno 2020, questa è la data individuata dal Comune di Rimini per la riapertura dei centri estivi, con alcune importanti novità, vediamo quali.

Criteri di accesso

Sono stati definiti ieri nel corso della Giunta comunale che ha scelto di riservare punteggi più alti ai lavoratori Covid e agli stagionali, o coloro che hanno perso il lavoro, a coloro dunque più coinvolti e colpiti dall’emergenza sanitaria. Si tratta del riconoscimento di un punteggio aggiuntivo alle professioni particolarmente impegnate nel periodo di emergenza COVID19 (professioni sanitarie, sociosanitarie, personale appartenenti alle forze dell’ordine. in servizio, personale addetto alla pulizia degli ospedali e dei servizi residenziali per anziani e disabili). Insieme a questi vengono confermati punteggi aggiuntivi per favorire l’accesso a quei bambini che siano affetti da gravi disabilità o che siano inseriti in nuclei familiari che non sono in grado di provvedere in maniera autosufficiente alla loro cura. Altre casistiche a cui è riservata particolare attenzione a livello di punteggio sono i fratelli (con ulteriore vantaggio nel caso si tratti di gemelli) e situazioni famigliari di particolare fragilità. Si tratta di criteri frutto anche del confronto fra i Comuni del Distretto di Rimini nord, con i quali si sono concordati criteri condivisi per l’accesso ai Centri Estivi organizzati dai Comuni a titolarità pubblica.

Le altre novità

Quelli 2020 saranno necessariamente centri estivi che dovranno garantire il necessario equilibrio tra le esigenze di servizio e quelle di sicurezza e sanitarie. Questo significa sanificazioni, ambienti più ampi, maggiore utilizzo degli spazi esterni, gruppi più piccoli, formazione per la sicurezza. A titolo di esempio, se fino l’anno scorso per la fascia di età 3-6 anni, poteva esserci un educatore ogni 20 bimbi, quest’anno il rapporto scende ad un educatore ogni 5 bimbi. Stesso discorso per la fascia 6/11 anni, dove il rapporto che era di un educatore ogni 20 diventa 1 ogni 7. Differenze che rendono l’idea del lavoro che si dovrà fare per garantire un diverso utilizzo degli educatori non solo a livello numerico, ma anche qualitativo, con attività che saranno ricalibrate anche a livello didattico.

Raddoppio delle strutture

L’adeguamento alle nuove normative implica anche la necessità di maggiori spazi se si vogliono garantire numeri simili a quelli degli altri anni.

”Anche per questo – spiega Mattia Morolli, assessore ai servizi educativi del Comune di Rimini – siamo già al lavoro con i tecnici e le pedagogiste per poter raddoppiare le strutture comunali da riservare alle attività dei centri estivi. Questo è l’obbiettivo, ma nei prossimi giorni avremo un quadro più dettagliato che ci permetterà in maniera realistica di capire quali strutture potranno effettivamente soddisfare i nuovi criteri nazionali”

“Data di partenza – continua Morolli, assessore ai servizi educativi del Comune di Rimini – e criteri per l’accesso approvati dalla Giunta. Solo una settimana fa sembrava impensabile, ma siamo riusciti ad ottenere, anche grazie all’auspicato via libera della Regione, le indicazioni che ci mancavano per mettere nero su bianco criteri e modalità su cui, con gli uffici, Rimini si era già portata avanti. Per questo siamo pronti per il 22 giugno ma, se si creassero le condizioni nazionali e regionali, saremo eventualmente nelle condizioni per poter aprire anche una settimana prima. Siamo di fronte ad una sorta di anno zero per i centri estivi, non solo per quanto riguarda i nuovi criteri e le diverse modalità nell’accesso e nello svolgimento delle attività, ma anche per un quadro sociale ed economico che – sconvolto dalla pandemia- risulta di difficile lettura. Il nostro sforzo ora è chiaro. Da una parte, quello di garantire punteggi aggiuntivi ai lavoratori più coinvolti dal Covid19 – i sanitari, ad esempio – e a quelli più penalizzati – come gli stagionali o chi ha perso il lavoro; dall’altra, attraverso uno sforzo eccezionale, non fare ricadere esclusivamente sulle spalle delle famiglie i costi aggiuntivi, non pochi, derivanti dall’adeguamento alla nuova normativa. Stiamo lavorando cercando di sfruttare al meglio il welfare comunale, le risorse regionali e quelle nazionale come il bonus baby sitter. Uno sforzo che, in mezzo a tante novità, tiene fermo un concetto per noi irrinunciabile; il diritto allo studio come strumento a sostegno dell’uguaglianza e delle pari opportunità per tutte le famiglie, partendo da quelle più colpite”.

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